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Oltre il declino

Immaginare una Basilicata dove i giovani tornano a salire

da | 25 Giu 2026 | Scritture Sociali

In Italia l’ascensore sociale basato sullo studio si è inceppato, ma nelle aree interne della Basilicata si è praticamente fermato. Qui, dove la distanza geografica si somma a quella economica, il talento rischia di restare intrappolato in un “soffitto di cristallo territoriale” che non riguarda ideologie o schieramenti, ma la vita concreta delle persone. I giovani lucani crescono in un contesto in cui scuola, lavoro, famiglia e futuro non si dispongono più in una linea naturale, ma in un percorso a ostacoli che spesso porta lontano: verso il Nord o all’estero.

Il problema non è la mancanza di volontà o di merito, ma un sistema che non riesce più a trasformare lo studio in opportunità. Chi nasce in contesti fragili affronta costi di mobilità insostenibili, titoli di studio svalutati e un’emigrazione quasi obbligata. L’investimento educativo delle famiglie diventa così un impoverimento del territorio.

Eppure, proprio da questa consapevolezza può nascere un cambio di paradigma. Non serve una nuova ideologia, ma una nuova ragionevolezza: guardare ai territori come ecosistemi da ricucire, non come periferie da assistere. Il primo passo è garantire un diritto allo studio reale, con sostegni economici predittivi e alloggi accessibili.

Poi occorre colmare le distanze: infrastrutture digitali e trasporti efficienti possono trasformare un borgo isolato in un luogo connesso ai poli formativi e lavorativi. Accanto alle competenze serve il capitale sociale: programmi di mentorship pubblica, reti professionali aperte anche a chi non può ereditarle dalla famiglia. E serve un mercato del lavoro che non penalizzi chi parte da zero: retribuzioni dignitose, stop agli stage gratuiti, incentivi alle imprese che assumono giovani meritevoli senza “agganci”.

La Basilicata interna può diventare un laboratorio di rinascita: scuole trasformate in hub di comunità, ITS legati alle vocazioni territoriali, smart working strutturato per trattenere i laureati nei borghi, docenti stabilizzati con incentivi mirati. Non è un’utopia. È un percorso possibile, se si accetta l’idea che il futuro non nasce dalle contrapposizioni, ma dalla capacità di immaginare soluzioni condivise.

La Basilicata può tornare a essere una terra dove i giovani non partono per necessità, ma scelgono se restare o andare. Dove la fantasia non è un lusso, ma la base di un nuovo inizio.

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