Forenza, il borgo dei templari dove l’arte contemporanea dialoga con la storia

Passeggiare per le sue strade significa attraversare una dimensione dove la memoria è ancora visibile nelle architetture, nelle usanze e nel forte senso di appartenenza della comunità. Un patrimonio che ogni anno trova una delle sue espressioni più suggestive nella rievocazione storica “La Leggenda dei Templari – Ugo dei Pagani e la Sfida del Mito”, appuntamento che il 16 agosto richiama visitatori da tutta la Basilicata e da altre regioni.
La manifestazione affonda le radici in una tradizione che lega Forenza alla figura di Ugo dei Pagani (Hugues de Payns), considerato il fondatore e primo Gran Maestro dell’Ordine dei Templari. Secondo una tradizione storiografica diffusa fin dal Seicento, il celebre cavaliere sarebbe nato proprio in questo borgo lucano, figlio del signore normanno Pagano dei Pagani. Sebbene il dibattito storico resti aperto, la presenza templare nel territorio è testimoniata dall’antica domus di San Martino dei Poveri, che sorgeva presso le mura cittadine.
Durante la rievocazione, oltre duecento figuranti in costume riportano il paese al Medioevo. Cavalieri, dame, armigeri, nobili normanni e popolani animano il centro storico con cortei, spettacoli di sbandieratori, musici, esibizioni d’armi e scene che evocano le Crociate e la nascita dell’Ordine del Tempio. Non si tratta soltanto di uno spettacolo, ma di un vero racconto identitario che unisce storia, leggenda e orgoglio territoriale.
Accanto alla memoria medievale, Forenza custodisce uno dei più importanti tesori artistici e spirituali della Basilicata: il Convento del Santissimo Crocifisso, edificato nel XVII secolo dai Frati Minori Francescani Riformati. Al suo interno è conservato il celebre Crocifisso ligneo attribuito a Fra Angelo da Pietrafitta, considerato uno dei capolavori della scultura francescana meridionale.
L’opera colpisce per l’impressionante realismo anatomico e per una caratteristica che da secoli alimenta la devozione popolare: il volto di Cristo sembra mutare espressione a seconda dell’angolo di osservazione, passando dalla serenità al dolore fino alla morte. Attorno a questa straordinaria scultura sono nate leggende e racconti tramandati nei secoli, trasformando il Santissimo Crocifisso in uno dei simboli religiosi più venerati della Basilicata.
Il convento custodisce inoltre opere di artisti di grande rilievo come Domenico Guarino, Guglielmo Borremans e Nicola Federici da Forenza, oltre a preziosi arredi lignei, tele seicentesche e settecentesche, una pinacoteca e una raccolta di paramenti sacri che testimoniano la ricchezza culturale e spirituale del territorio.
Ma la sorpresa più inattesa che oggi attende il visitatore è forse quella che nasce dall’incontro tra il borgo antico e l’arte contemporanea. Negli ultimi anni Forenza è infatti diventata anche il paese di Mario Brienza, artista autodidatta che ha trasformato angoli, vicoli e scalinate del centro storico in un originale museo a cielo aperto.
Utilizzando materiali di recupero – frammenti di ceramica, piatti rotti, vetri, tazze e oggetti destinati all’abbandono – Brienza ha costruito un linguaggio artistico personale e riconoscibile. Le sue opere non sono semplici decorazioni urbane, ma composizioni studiate, armoniche, capaci di dialogare con l’architettura in pietra del borgo e con la sua storia.
Chi percorre oggi le strade di Forenza scopre improvvisamente pareti e scorci trasformati da mosaici che catturano lo sguardo e invitano alla sosta. È un percorso artistico nato lontano dai grandi circuiti dell’arte contemporanea, ma capace di suscitare interesse, curiosità e meraviglia nei visitatori.
Dietro queste opere c’è la figura schiva e concreta di Mario Brienza, che continua a definirsi semplicemente un muratore. Una definizione che racconta l’umiltà di un uomo che ha imparato da solo, sviluppando una ricerca artistica autentica, profondamente radicata nel territorio. Nella sua casa-laboratorio, trasformata in una sorta di piccolo museo, conserva da anni materiali recuperati e oggetti destinati a una nuova vita, testimonianza di una creatività che nasce dall’osservazione, dalla pazienza e dall’amore per il fare.
L’esperienza di Mario Brienza dimostra come l’arte possa diventare uno strumento di rigenerazione culturale per i piccoli centri dell’entroterra. Le sue opere hanno contribuito a riportare attenzione su Forenza, creando un nuovo motivo di visita accanto alle bellezze storiche, religiose e paesaggistiche del borgo.
Forenza è dunque molto più di un paese da visitare. È un luogo dove convivono Medioevo e contemporaneità, fede e leggenda, memoria e innovazione. Un borgo che racconta la Basilicata più autentica attraverso i cavalieri templari, il culto del Santissimo Crocifisso e i mosaici di un artista che ha saputo trasformare il recupero dei materiali in un racconto di bellezza. Qui la storia non è soltanto conservata: continua a vivere, a reinventarsi e a dialogare con il presente.






