Rossano di Vaglio
Viaggio mensile tra arte, archeologia e memorie nascoste della Basilicata

Tra i boschi silenziosi di Vaglio Basilicata, dove la natura custodisce ancora il respiro dell’antichità, sorge uno dei luoghi più affascinanti e significativi dell’archeologia dell’Italia meridionale: il Santuario della dea Mefite, l’antico centro religioso della confederazione dei Lucani. Non si tratta soltanto di un sito archeologico, ma di uno spazio nel quale spiritualità, politica e identità di un popolo si intrecciavano, dando vita a uno dei più importanti complessi sacri dell’Appennino antico.
Il santuario venne fondato intorno alla metà del IV secolo a.C. in una posizione tutt’altro che casuale. Sorgeva infatti presso una sorgente d’acqua, elemento sacro per le popolazioni italiche, e nel punto d’incontro di numerosi tratturi e vie di comunicazione che collegavano gli insediamenti lucani. Qui convergevano comunità provenienti da tutto il territorio, facendo di Rossano di Vaglio uno dei principali luoghi di culto della Lucania.
La divinità venerata era Mefite, dea italica associata alle acque, alla fertilità della terra e alle forze rigeneratrici della natura. Le numerose iscrizioni rinvenute nel sito testimoniano l’importanza del suo culto e rappresentano una preziosa fonte per conoscere la lingua e la religione dei Lucani. Accanto a Mefite trovavano spazio anche altre divinità del pantheon locale, tra cui Giove, la Domina Iovia, Venere e Mamerte, segno di una religiosità complessa e profondamente radicata nel territorio.
Dal punto di vista monumentale, il santuario colpisce ancora oggi per la sua imponenza. Un vasto piazzale lastricato in arenaria, di oltre settecento metri quadrati, costituiva il fulcro dell’area sacra. Al centro si ergeva il grande altare, mentre attorno si sviluppavano portici e ambienti destinati alle attività rituali. L’ingresso era impreziosito da due eleganti fontane semicircolari, alimentate dalla sorgente, che ribadivano il profondo legame tra il culto e l’elemento acquatico.
Gli scavi hanno restituito un patrimonio straordinario: statuette in terracotta e bronzo, gioielli, vasi, monete, armi miniaturistiche, cinturoni e modellini di carri da guerra. Oggetti che raccontano la devozione di un popolo guerriero, ma anche le speranze, le paure e la quotidianità di chi affidava alla dea richieste di protezione, salute e prosperità.
La vita del santuario attraversò oltre quattro secoli, dalla seconda metà del IV secolo a.C. fino alla prima metà del I secolo d.C., sopravvivendo persino alla conquista romana. Lungi dall’essere abbandonato, il complesso fu rinnovato e continuò a rappresentare un punto di riferimento religioso e istituzionale, dimostrando come Roma avesse saputo integrare le tradizioni locali nel proprio sistema culturale.
Visitare oggi Rossano di Vaglio significa compiere un viaggio alle radici della Basilicata. Tra pietre antiche, iscrizioni e boschi secolari, il Santuario della dea Mefite continua a raccontare la storia di un popolo che trovò nella fede, nella natura e nella condivisione della propria identità la forza per costruire la propria civiltà.






