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Vitus

da | 29 Giu 2026 | Identità Lucana

Vito Viglioglia, in arte Vitus, nasce a Melfi nel 1980 e cresce tra Rionero e Potenza, ma è Napoli a imprimere una svolta decisiva alla sua identità creativa. Nella città che vibra di contrasti e di luce, studia Filosofia morale alla Federico II e scopre che musica e pensiero possono fondersi in un’unica tensione: “Lontano da me, in me esisto”, amava citare Pessoa. È qui che prende forma il suo percorso poliedrico: musicista, cantante, chitarrista, poeta.

Con i Babele, nel cuore dell’underground napoletano, vive anni di palchi condivisi, jam session, sperimentazioni. Napoli gli insegna che la musica è corpo, strada, libertà. Prima ancora, con i Soluzione Mawda, aveva esplorato il rock-progressive; poi arriveranno 7 Rose Più Tardi, Vitus, Meteopanik, fino alle Sonopoesie e Sonopreghiere con Graziano Accinni, dove parola e suono diventano un’unica vibrazione spirituale.

Per Viglioglia, creare non è un gesto estetico, ma un’urgenza esistenziale: “Quando un essere umano esprime creatività, esprime la parte più nobile di sé”. La sua musica nasce da un impulso che unisce il silenzio del Vulture al fuoco del Vesuvio, due vulcani che hanno segnato la sua geografia interiore.

La poesia è il suo respiro più profondo. In Del silenzio e del fuoco la parola si fa fiamma e meditazione:

“La mia sera è pensierosa.
Muoiono nei riflessi neri,
lacrime di pioggia.”

In Nella luce di un’estate la visione diventa rivelazione:

“Tremò la terra
como luccichio di fiori inattesa,
scombussolò la vita.”

La sua poetica è un continuo attraversamento: luce e ombra, eros e contemplazione, materia e mistero. Ogni verso è un varco, ogni nota un tentativo di dire l’indicibile. Viglioglia vive l’arte come missione: rendere il mondo un luogo più umano, perché la bellezza “nutre lo spirito e supera il materialismo”. Filosofo che canta, poeta che pensa, musicista che cerca: Vitus è un artista che non si limita a creare, ma trasforma la vita in linguaggio.

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