Voci, storie e sguardi della comunità lucana

Mensile gratuito di pensiero e territorio, in versione cartacea e digitale

Voci, storie e sguardi della comunità lucana

Mensile gratuito di pensiero e territorio, in versione cartacea e digitale

Voci, storie e sguardi della comunità lucana

Mensile gratuito di pensiero e territorio, in versione cartacea e digitale

La strada immaginata

Dalle radici arbëreshë, un viaggio che ancora parla

da | 25 Giu 2026 | Culture Territoriali

Si chiamava Andronikos, ma nel suo lungo peregrinare il nome aveva cambiato suono molte volte. Aveva lasciato la sua terra quando l’ombra dell’Impero Ottomano aveva cominciato a inghiottire villaggi, monasteri e tradizioni. Non era solo la guerra a spingerlo via, ma la sensazione che tutto ciò che aveva sempre conosciuto stesse per scomparire. Prima ancora di partire, nella sua mente si era formata l’immagine di un altrove possibile: una terra promessa dove la sua storia non sarebbe stata cancellata.

Attraversò coste, colline, villaggi ostili e altri accoglienti, finché un giorno, seguendo il filo invisibile dei suoi corregionali che lo avevano preceduto, giunse in una terra aspra e luminosa: la Basilicata. Qui trovò ciò che non aveva mai trovato altrove. I suoi connazionali, arrivati anni prima grazie alle navi dell’imperatore Carlo V che li aveva tratti in salvo dalle fortezze cadute della Morea, avevano già costruito un piccolo insediamento. Un nucleo compatto che conservava usi, costumi e perfino frammenti della lingua madre. Avevano accettato la contaminazione delle genti del posto, ma senza perdere se stessi. Era una convivenza fatta di rispetto, di scambi lenti, di gesti quotidiani che univano due mondi.

Il tempo passò, e ciò che era iniziato come un rifugio divenne una comunità. I riti antichi, portati da lontano, si intrecciarono con quelli locali: il canto greco-ortodosso risuonava accanto alle feste arboree, le icone convivevano con i simboli della natura, e nelle notti d’inverno i campanacci scacciavano gli spiriti come facevano un tempo nelle terre d’origine. Era un sincretismo spontaneo, nato non da imposizioni ma da necessità: sopravvivere, riconoscersi, continuare.

Andronikos osservava tutto questo con la consapevolezza di chi ha camminato a lungo. Sapeva che l’uomo è sempre stato un cercatore di approdi: cacciatore nomade, poi coltivatore stanziale, poi ancora migrante in cerca di dignità. Cambiano le epoche, ma non cambia la spinta che muove le genti: la ricerca di un luogo dove la via possa essere più giusta, più piena, più propria.

Oggi, nei borghi del Pollino e nelle valli del Materano, lo spirito di quei primi viaggiatori è ancora intatto. Lo si vede nei riti arbëreshë, nelle liturgie bizantine, nelle chiese rupestri che custodiscono affreschi sospesi tra Oriente e Occidente. Lo si sente nelle parole degli anziani, nei canti che non hanno mai smesso di attraversare i secoli. Andronikos non c’è più, ma la sua storia sì. È la storia di tutti coloro che hanno camminato verso un altrove possibile. È la storia di chi parte e di chi resta. È la storia di una terra che, da sempre, accoglie e trasforma, senza mai dimenticare da dove viene. Ed è anche la storia di un popolo intero che, come lui, lasciò la propria patria per sfuggire alla furia ottomana e trovò in Basilicata un nuovo inizio.

Il cammino degli Arbëreshë verso la Basilicata
Arrivarono dal mare in un tempo inquieto, quando le fortezze cristiane della Morea cadevano una dopo l’altra sotto l’avanzata ottomana. Erano famiglie intere, soldati, monaci, contadini: un popolo in fuga che portava con sé la lingua antica, i canti polifonici e la fede del rito greco-bizantino. Le navi dell’imperatore Carlo V, impegnato a contrastare l’espansione turca, li raccolsero lungo le coste greche e li condussero nel Regno di Napoli, dove i feudatari cercavano nuove comunità per ridare vita a terre abbandonate.

Così, dopo giorni di navigazione e settimane di cammino nell’entroterra, alcuni gruppi raggiunsero la Basilicata. Trovarono colline silenziose, boschi profondi e borghi quasi vuoti: luoghi che sembravano attendere proprio loro. Qui fondarono o ripopolarono cinque centri destinati a diventare il cuore lucano della cultura arbëreshë: Barile, Maschito, Ginestra, San Costantino Albanese e San Paolo Albanese.

In questi paesi la loro identità mise radici senza spegnersi. La lingua arbërishe continuò a risuonare nelle case, le icone bizantine illuminarono le chiese, i costumi ricamati tornarono a vivere nelle feste. La comunità si mescolò con prudenza alle genti locali, ma senza perdere il filo della propria storia. Ancora oggi, nei loro riti e nelle loro parole, si avverte l’eco di quel viaggio antico: una migrazione che non fu solo fuga, ma rinascita.

Le migrazioni come specchio dell’umanità
Le migrazioni nascono sempre da un disequilibrio: la natura che si ribella, la guerra che divora, la superbia degli uomini che nella fame di grandezza desiderano ciò che altri possono perdere. Ma dentro ogni partenza c’è anche un seme di speranza: l’idea di un domani possibile, di una terra immaginata prima ancora di essere raggiunta. È questo che ha mosso Andronikos. È questo che ha portato gli Arbëreshë in Basilicata. È questo che continua a muovere il mondo.

Altri Articoli

Leggi anche

Ultimi Articoli

Le mani di Calia nella grande trama di Viva Vittoria

Ci sono gesti semplici che acquistano forza quando diventano collettivi. Un quadrato lavorato a maglia, qualche ora del proprio tempo, mani diverse che finiscono per lavorare allo stesso progetto. A Matera accade da mesi con Viva Vittoria, l’iniziativa che attraverso...

Da Matera la scuola del futuro, la sfida di ARS book

Quando suo padre Cosimo D’Ercole cominciò a portare i primi computer in Basilicata, negli anni Ottanta, parlare di realtà aumentata o intelligenza artificiale sarebbe sembrato quasi fantascienza. Quarant’anni dopo sua figlia Antonella ha raccolto quella storia e ha...

Medicina dello Sport in Basilicata

Sempre più spesso, anche in Basilicata, nascono strutture ed associazioni finalizzate alla pratica sportiva in maniera amatoriale, dilettantistica o professionistica, con una distribuzione abbastanza omogenea su tutto il territorio Regionale. Questa diffusa presenza,...

La Basilicata in pista

Imola è stata una gara molto impegnativa a causa del grande caldo, ma il lavoro fatto con tutto il team ci ha ripagati alla grande. Siamo partiti con una splendida prima posizione in qualifica e l'abbiamo confermata con un altrettanto splendida vittoria in gara;...

Le mani d’oro di Sasà

CURRICULUM:Settore giovanile e 1 anno di serie D con Invicta Potenza, poi passaggio nel 1987 al Kroton in serie C fino al 90.Bisceglie 90-91 serie C, Atletico Leonzio 91-92, Pisticci in serie D 92-93, Potenza calcio 93-94 C1, poi 94-95, 95-96 e 96-97.Sant'Anastasia...

Rumori e colori della Basilicata

Quando alla sera il cielo si copre di sfumature violacee e viene squarciato da artigli rosei e scarlatti, il giallo vivo della ginestra riposa sotto un manto screziato, il grillo inizia a dare voce al suo canto festoso, e la lucertola, che durante il giorno con la sua...

Una serata tra archeologia, stelle e teatro

Ieri sera ho avuto la fortuna di partecipare a una serata davvero particolare, in uno di quei luoghi in cui passato e presente sembrano incontrarsi senza fare troppo rumore. La visita alla villa romana ubicata in agro di Tolve ci ha portato dentro una storia molto più...

La Santa Eufemia di Irsina

Tra le opere che meglio testimoniano la ricchezza e la varietà del patrimonio artistico lucano, la Sant’Eufemia di Irsina occupa un posto del tutto particolare. Custodita nella Concattedrale di Santa Maria Assunta, la scultura non è soltanto una preziosa testimonianza...

In Evidenza

La ricchezza che scorre sotto i nostri occhi

Forse abbiamo un problema con le cose che possediamo da sempre: finiamo per non vederle più. È successo con i nostri paesaggi, con i nostri borghi, con i boschi. E forse sta accadendo anche con...

La Basilicata bella

La copertina di questo mese è un racconto silenzioso. Un piccolo quadro naturale che contiene, in un solo istante, la storia lunga della Basilicata: il tempo che passa, ciò che resta, ciò che si...

La Basilicata in sincronia

Ci sono momenti in cui una comunità sente il bisogno di guardarsi dentro, di riconoscere ciò che la tiene insieme e ciò che la fa crescere. Questo numero nasce da qui: dall’idea che la Basilicata,...

Forza antica. Identità di oggi

Ho scelto di sollevare un rython antico con una mano moderna perché questo gesto racconta, da solo, il tema del numero di maggio: la forza antica che continua a formarci. Il vino che scorreva in...

Cosa lasciamo dopo di noi

Ogni numero di Terra di Basilicata nasce da una domanda che attraversa i territori prima ancora che le pagine. Questa volta la domanda è semplice solo in apparenza: cosa lasciamo dopo di noi. Non un...

La gioventù lucana cresce qui e mette radici altrove

Da anni la nostra regione vive una lenta emorragia di energie, idee, competenze. Non è un destino scritto nelle pietre: è il risultato di un immobilismo che ha frenato programmazione, visione e...

Perchè nasce Terra di Basilicata

In un momento di estrema vulnerabilità, mentre affrontavo un delicato problema di salute nel silenzio sospeso del Covid, ho cercato un senso per il mio futuro e ho giurato a me stesso che, se ci...
ArdsuADV
Shadow