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Lettera al direttore: Se le istituzioni avessero il cuore di una madre

da | 25 Giu 2026 | Scrivi a

Gentile Direttore,

sono una madre di due figli adolescenti e, come tante famiglie lucane, vivo ogni giorno il territorio con amore, speranza e anche un po’ di preoccupazione. Mi chiedo spesso cosa serva davvero perché le istituzioni e le professionalità che guidano la nostra comunità agiscano ciascuno nel proprio ruolo come se lo facessero per i propri cari. Perché, in fondo, è questo che fa la differenza: guardare l’altro come si guarderebbe un figlio, un genitore, un fratello.

Ogni giorno incontriamo persone nei centri commerciali, negli uffici pubblici, nelle sale d’attesa, nei servizi essenziali. Ognuno porta con sé un mondo: fragilità, stanchezze, forze, dignità. Basterebbe fermarsi un attimo e vedere quel volto come parte della nostra stessa famiglia. Non per buonismo, ma per un senso cristiano e umano di appartenenza. Perché chi presta la propria competenza — che sia un medico, un impiegato, un amministratore, un tecnico — non offre solo un servizio: offre un pezzo della propria responsabilità verso la comunità.

Io credo che tutto funzionerebbe meglio se ciascuno, nel proprio ruolo, agisse con la cura che riserva alle persone che ama. Le regole servono, certo, ma non possono diventare scudi dietro cui nascondere lentezze, distanze o indifferenze. Una regola è giusta quando aiuta, non quando giustifica. E non è una critica al sistema, pubblico o privato: è un invito a vivere la collettività con lo stesso spirito con cui si vive una casa. Dove ci si ascolta, ci si sostiene, ci si corregge con rispetto e si costruisce insieme.

La nostra terra ha una storia fatta di resistenza, di diffidenza verso ciò che è imposto dall’esterno, di ferite che hanno lasciato segni profondi. Ma ha anche una forza rara: quella di chi, nonostante tutto, continua a credere nel bene comune. Per questo penso che ogni proposta, ogni progetto, ogni iniziativa debba nascere dall’ascolto vero della gente.

Anche un commento sui social, una richiesta fatta con semplicità, può essere un seme prezioso se accolto con attenzione. Siamo una piccola comunità, è vero, ma abbiamo idee chiare sul futuro. E quel futuro può crescere solo se impariamo a guardarci come una grande famiglia, dove nessuno è estraneo e dove ogni gesto, anche il più piccolo, ha il potere di generare armonia.

Con stima, Una madre lucana.

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