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Verso una comunità educante

La Basilicata che unisce scuola, famiglie e territorio

da | 27 Mag 2026 | Culture Territoriali

In un tempo in cui la comples­sità sociale rischia di frammentare i per­corsi educativi, la Basilicata sta co­struendo un modello che va in direzio­ne opposta: unire, invece di dividere. La continuità educativa tra casa, scuola e territorio non è più solo un principio teorico, ma un processo che sta prendendo forma attraverso patti, reti e alleanze che coinvolgono fami­glie, istituzioni e realtà locali.

L’obiettivo è chiaro: creare un am­biente coerente attorno ai bambini e ai ragazzi, capace di sostenerli nella crescita e di offrire opportunità anche nei contesti più fragili. Questa visione incarna profondamente la lezione del filosofo e pedagogista John Dewey, il quale sosteneva che l’istruzione non è una preparazione astratta, ma un fatto sociale totale:

«La scuola non è una preparazione alla vita, la scuola è la vita stessa. Essa deve diventa­re una comunità in miniatura, una società embrionale che riflette la vita della comunità più grande.» — John Dewey

Il Patto Educativo di Corresponsabilità, introdotto a livello nazionale per definire diritti e doveri condivisi, in Basilicata si sta trasfor­mando in qualcosa di più ampio. Non solo un documento da firmare, ma un impegno culturale che coin­volge dirigenti, insegnanti, genitori e comunità. La collaborazione scuola–famiglia, quando funziona, garan­tisce senso di sicurezza dei minori e ridu­ce il rischio di dispersione. È un’alleanza che ha effetti psicologici concreti: un bambino che percepi­sce coesione tra gli adulti sviluppa fiducia, appartenenza e capacità di autoregolarsi.

Il territorio lucano sta facendo un passo ulteriore con i Patti Educativi di Comunità, che ampliano la rete includendo enti locali, associa­zioni, biblioteche e terzo settore. A Potenza, Matera, Tito e in molti co­muni delle aree interne, la scuola esce dalle aule e incontra la comunità: labo­ratori culturali, spazi condivisi, percorsi educativi diffusi. È un modo per trasfor­mare il territorio in un’aula estesa, capace di offrire stimoli anche dove le risorse familiari sono più deboli.

I risultati sono signi­ficativi. La Basilicata registra oggi il tasso di dispersione scola­stica più basso d’Italia (5,3%), un dato che supera gli obiettivi europei e che testimonia la solidità del modello. Ma il quadro non è privo di criticità. La regione presenta un tasso di po­vertà relativa minorile del 36,7%, ben superiore alla media nazionale, e continua a perdere studenti: quasi 2.000 in meno nell’anno scolastico 2025/2026, effetto diretto della de­natalità e dello spopolamento. In questo contesto, mantenere servi­zi educativi nei piccoli centri diventa una sfida che richiede unire le forze, non disperderle.

Davanti a questa fragilità geografica e sociale, l’unione dei saperi e dei le­gami diventa l’unica difesa possibile contro l’isolamento, richiamando il pensiero del filosofo della complessità Edgar Morin:

«La conoscenza isolata, la frammentazione, ci impedisce di cogliere i problemi globali. Bisogna sostitui­re un pensiero che separa con un pensiero che unisce, per formare una cittadinanza terrestre capace di solidarietà.» — Edgar Morin

La Basilicata sta dimo­strando che è possibile costruire un sistema educativo resiliente anche in un territorio fragile. La chiave è la collaborazione: scuola e famiglia non come mondi separati, ma come parti di un unico ecosiste­ma; il territorio non come sfondo, ma come risorsa attiva. Non si tratta di replicare modelli ide­ali, ma di consolidare quelli che già funzionano, rafforzando la rete e ren­dendola accessibile a tutte le comuni­tà, dalle periferie urbane ai paesi più remoti. Il percorso è avviato. Ora serve continuità, visione e la ca­pacità di trasformare ogni patto in un’esperienza concreta. Perché le scelte educative di oggi non incidono solo sul presente dei bambi­ni, ma sul futuro della regione.

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