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San Gerardo di Potenza

Storia, Tradizione e leggenda

da | 27 Mag 2026 | Identità Lucana

Questa volta ci fermiamo nel capoluogo lucano per raccontare una tradizione che, più di ogni altra, definisce l’identità di Potenza. Non la storia di un castello o di un antico borgo, ma un rito collettivo che da secoli si rinnova e che ogni anno, a fine maggio, trasforma la città in un luogo sospeso tra fede, memoria e appartenenza. Le strade del centro storico si riempiono di suoni, colori, passi, attese. Tutti volgono lo sguardo al proprio patrono, San Gerardo La Porta, figura che unisce la comunità potentissima oltre il tempo.

Gerardo, nobile piacentino del XII secolo, giunse a Potenza probabilmente diretto in Terra Santa. La sua cultura, la sua bontà e l’attenzione verso i più deboli conquistarono la cittadinanza, che lo elese vescovo. Fu guida spirituale e sociale, tanto da essere proclamato santo da papa Callisto II poco dopo la morte. La leggenda più amata racconta che salvò Potenza dall’invasione dei “Turchi” guidati da Cipollino, invocando schiere di angeli che respinsero gli assalitori. Da questo episodio nasce la Parata dei Turchi, rievocata ogni 29 maggio con oltre 1300 figuranti, in un corteo che è insieme spettacolo, rito e memoria condivisa.

Determinante nella rinascita della tradizione è stata l’Associazione dei Portatori del Santo, nata nel 1997 da un piccolo gruppo di potentini e oggi forte di oltre 160 membri. Hanno restituito dignità al corteo riportando sulle spalle il Tempietto ligneo del patrono, trasformando la sfilata in un pellegrinaggio collettivo. Il loro impegno non si limita ai giorni della festa: riti conviviali, trasmissione ai giovani, progetti nelle scuole, iniziative solidali come il “Portatore d’Oro” e la “Cantina del Portatore” in Piazza Mario Pagano raccontano un’associazione che vive la tradizione tutto l’anno, custodendola e rinnovandola.

Il momento più intenso è il Trasporto a Spalla, quasi 5 km in salita, gesto di fatica e devozione che chiude il corteo. Il peso del legno diventa metafora della responsabilità verso le proprie radici e verso la comunità. Attorno alla festa si intrecciano sacro e profano: studenti, emigranti, lavoratori tornano apposta per partecipare, chiedendo ferie pur di essere presenti. La città si trasforma in un grande abbraccio collettivo, dove ogni gesto diventa simbolo e ogni passo racconta un’appartenenza che non si spezza.

La Parata dei Turchi non è solo un evento: è un rito identitario che attraversa le generazioni. I bambini osservano i padri e i nonni, imparano i gesti, ascoltano i racconti, respirano l’emozione del passaggio del Tempietto. È così che la tradizione si rinnova, non per imposizione ma per desiderio, per orgoglio, per amore verso la propria città. E in questo percorso i Portatori svolgono un ruolo fondamentale: sono custodi, ma anche narratori, mediatori, testimoni di un legame che non si interrompe.

La processione del 30 maggio, presieduta dall’Arcivescovo, trasforma il centro storico in un altare a cielo aperto. Le via si riempiono di silenzio e preghiera, mentre il Santo attraversa la città che lo riconosce come guida, simbolo di resilienza e solidarietà. San Gerardo non è un semplice nome sul calendario: è l’incarnazione dello spirito lucano, a volte rude e diffidente, ma profondamente generoso, capace di slanci unici verso il prossimo.

Attraverso i Portatori, la comunità potentissima ha saputo dare nuova magia alla Parata dei Turchi, custodendo una tradizione che unisce passato e futuro, fede e identità, memoria e speranza. È un patrimonio che non appartiene solo a Potenza, ma a tutta la Basilicata, perché racconta la forza di una terra che non dimentica le proprie radici e che, proprio attraverso le sue tradizioni, continua a guardare avanti. Nel mese di maggio ci fermiamo qui, invitando tutti i lucani ad assistere a come Potenza celebra la propria storia con la stessa forza che rese San Gerardo il vero “protettor d’ Putenza general”. Una festa che non è solo un ricordo, ma un atto d’amore verso la comunità e verso il futuro.

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