La via del sale nel Lagonegrese

C’è stato un tempo in cui la storia non la scrivevano i re, ma i passi lenti di un mulo e il respiro di un uomo che conosceva la montagna come la propria mano. La via del sale che attraversava il Lagonegrese non era soltanto un percorso commerciale: era un filo che univa mare e interno, un corridoio di incontri, un luogo dove le civiltà si sfioravano senza saperlo.
Il cuore di questo cammino era il Ponte del Sale, nascosto nella valle che sfiora da vicino l’abitato di Rivello. Qui il fiume Noce, nei periodi di forti precipitazioni, ha modellato per secoli pietre e rocce, scavando la sua gola e dando forma al paesaggio suggestivo che ancora oggi abbraccia il ponte. La struttura medievale, con la sua schiena d’asino e le piccole aperture di alleggerimento, conserva la memoria di quei passaggi lenti e reiterati. Accanto, la chiesa di Santa Maria del Popolo vegliava sul transito dei muli carichi di sale, dei pastori, dei mercanti, dei pellegrini.
Le pietre del ponte hanno visto italici, greci risaliti da Velia, latini, bizantini, longobardi, comunità ebraiche e gruppi arbëreshë: tutti hanno attraversato quel varco, tutti hanno avuto bisogno del sale, che non era solo merce ma vita, conservazione, scambio.
Risalendo verso Rivello, il paesaggio si faceva più umano. Le case sparse e le cappelle rurali erano luoghi di sosta dove il mulattiere ascoltava notizie, timori, storie di raccolti e di famiglie. Nel borgo, diviso tra l’anima “greca” e quella “latina”, il sale diventava linguaggio: nelle taverne si mescolavano dialetti, leggende, modi di dire portati dal mare e accolti dalla montagna.
Oltre il paese, la mulattiera stringeva tra castagneti e pietre. Nelle case coloniche il sale veniva scambiato con pecorino, vino, lana, olio. Era un baratto che creava legami duraturi, comparaggi che univano famiglie lontane come parenti. E quando la carovana raggiungeva Lagonegro, il viaggio trovava il suo compimento naturale: il mercato era una fiera permanente, un piccolo mondo dove uomini del mare e della montagna si riconoscevano negli stessi gesti.
Oggi il Ponte del Sale è in parte nascosto dalla vegetazione, ma continua a parlare a chi sa ascoltare. Le sue pietre trattengono ancora il passo di chi è passato e il respiro di chi passerà, perché la storia, qui, non è fatta di confini, ma di attraversamenti.






