Gerardo Cosenza
il maestro del segno che insegnò a vedere oltre

Ci sono artisti che lasciano opere. E poi ci sono artisti che lasciano un modo di guardare il mondo. Gerardo Cosenza appartiene alla seconda categoria: pittore, docente, guida generosa, capace di trasformare ogni gesto in un atto di conoscenza. La sua scomparsa nel 2005 non ha interrotto il filo della sua presenza: continua a vivere nei suoi studenti, nei colleghi, nei giovani che ha accompagnato dentro il mistero del segno.
Formatosi a Roma, tra Gentilini, Montanarini e l’energia inquieta della Nuova Scuola Romana, Cosenza portò in Basilicata un’idea d’arte che non era imitazione né mestiere, ma ricerca. Ricerca del gesto puro, dell’atto originario, di quella scintilla primordiale che lui stesso definiva “paradosso apparente delle futilità del vivere”. Il segno, per lui, era un rito. Una soglia. Un modo per parlare con l’universo.
Quando nel ’78 decise di tornare a Potenza, rifiutando la fuga verso i centri più ricchi, fece una scelta politica e culturale: restare per costruire. E costruì davvero. Nei collettivi, nelle riviste, nelle associazioni, ma soprattutto nelle aule. All’Istituto d’Arte di Potenza prima, poi nelle Accademie di Reggio Calabria e Napoli, Cosenza non insegnava solo tecniche: insegna un atteggiamento. La libertà del pensiero. La disciplina dello sguardo. La responsabilità del creare. Non si risparmiava mai. Regalava consigli, correggeva con rigore, mostrava come un colore potesse respirare, come una linea potesse diventare destino.
Per molti studenti fu il primo vero incontro con l’arte come vita, non come materia scolastica. E chi lo ha avuto come maestro porta ancora oggi quella traccia: un modo più profondo di osservare, di scegliere, di immaginare. Il suo stile, sospeso tra gesto arcaico e modernità inquieta, tra spiritualità e materia, resta riconoscibile e vivo. Un’energia che attraversa tele, carte, bronzi, e che continua a parlare anche ora che il suo studio, riaperto nel centro storico di Potenza, è diventato luogo di memoria e di futuro. Gerardo Cosenza non ha solo dipinto. Ha aperto strade. Ha insegnato a generazioni di giovani che l’arte non è un mestiere, ma un modo di stare al mondo. E questo, più di ogni mostra, è il suo lascito più grande.







