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Il Murice spinoso del mar Jonio

Dal pigmento rosso porpora al ritorno gastronomico

da | 30 Lug 2026 | Ambiente e Benessere

Il murice spinoso, Bolinus brandaris, è un mollusco gasteropode bentonico che vive all’interno di una robusta conchiglia dalle tinte beige e nocciola, di forma globosa disposta a spirale corta, prolungata da un canale sifonale tanto dritto da assomigliare a una clava. I due margini del sifone sono separati da una stretta fessura e non sono mai saldati. Possiede corone di spine appuntite per la difesa naturale contro i pesci predatori. Carnivoro vorace, si nutre soprattutto di bivalvi perforandone il guscio con la sua radula o utilizzando le proprie secrezioni per anestetizzare la preda. L’interno liscio dell’apertura è spesso di un giallo-arancio brillante. Quando il mollusco si ritira all’interno della sua abitazione chiude l’uscio con un ovoidale “opercolo corneo” che è situato sul piede e si ingrandisce secondo le stesse leggi matematiche cui obbedisce l’accrescimento della conchiglia. Il fondale del Mar Ionio della Basilicata, più sabbioso e fangoso del Mar Tirreno, è ideale per questa specie. Quando muore, il guscio ormai privo di vita si può trovare facilmente sulle spiagge di Metaponto o di Policoro, dove le spine del murice vengono levigate dalle onde del mare, dai granelli di sabbia e dal tempo, smussando la caratteristica forma spigolosa della specie vivente in natura. Durante i ritrovamenti sulla battigia, il compiacimento che si prova di fronte alla stranezza della conchiglia che potrebbe essere un bizzarro amuleto portafortuna da portare con sé, non deve mettere in secondo piano la coesistenza e l’importanza dell’animale che ha abitato quel guscio spiraliforme: il murice è il mollusco dal quale l’antico “popolo rosso”, i Fenici, e poi i Romani, estraevano la celebre porpora di Tiro. Attraverso la rimozione della ghiandola ipobranchiale si otteneva la secrezione di un liquido incolore che, una volta esposto alla luce solare, subiva una reazione fotochimica e si trasformava nel pigmento rosso porpora, raro e prezioso come l’oro. Da migliaia di molluschi si estraevano pochi grammi di colorante che venivano usati per tingere stoffe dal forte valore regale, apprezzate per l’intensità e l’indelebilità della tinta. Il lungo e minuzioso lavoro, l’unicità della resa sui tessuti e il loro costo elevato, hanno determinato la prosperità di quei tempi dal punto di vista sociale, culturale ed economico. Oggi i murici, un tempo ricercati per i fasti della porpora e poi caduti nell’oblio, tornano a sfrigolare in padella: sono eccellenti in insalata, conditi con aglio, olio e limone.

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