Il Castello di Lagopesole
Pietra, Mito e Memoria

Ogni volta che partivo e poi tornavo, lo salutavo e mi salutava. Imponente, maestoso, il Castello di Lagopesole si erge a oltre ottocento metri sul livello del mare, solitario e fiero, come a scrutare chi passa nella valle di Vitalba.
Fra le fortezze federiciane è tra le più grandiose, costruito da Federico II di Svevia sui resti di un antico maniero normanno. Luogo sacro all’otium e alla falconeria, unisce storia e leggenda, custodendo nei secoli un fascino che non si consuma.
Il nome deriva da un antico lago preistorico, un lacus pensilis, le cui acque lambivano le alture prima di prosciugarsi nei primi anni del Novecento. La storia documentata risale al 1036, ma fu tra il 1242 e il 1250 che Federico II lo trasformò in reggia sontuosa, rifugio prediletto per la caccia con il falcone, come racconta nel suo trattato De arte venandi cum avibus.
Le pietre di Lagopesole sembrano custodire segreti lontani. Sul torrione principale spicca una mensola con un volto umano che la tradizione associa a Federico Barbarossa, nonno dell’imperatore. La leggenda narra che avesse orecchie d’asino e che, dopo aver condannato a morte il barbiere che conosceva il suo segreto, il vento tra le canne nate sul luogo ne divulgò per sempre la verità. Da qui il nome della vicina Contrada Frusci.
Ma la storia del castello non è fatta solo di sovrani e misteri. Le cronache romantiche parlano del fantasma di Elena degli Angeli, moglie di re Manfredi, che nelle notti di luna piena vaga tra le stanze in cerca del suo sposo e dei figli perduti. Si dice che lo spirito di Manfredi cavalchi ancora nei dintorni, in sella al suo destriero bianco.
Nei secoli, la vocazione del castello mutò: sotto gli Angioini divenne prigione di lusso e sede di intrighi; Carlo I d’Angiò ne ampliò la struttura con acquedotto e scuderie. Nell’Ottocento, invece, le sue sale videro il declino e poi la rinascita come rifugio dei briganti. Il 7 aprile 1861, Carmine Crocco ne fece il suo quartier generale, trasformando la corte dei poeti in avamposto di ribellione popolare. Per qualche anno, Lagopesole fu simbolo di potere dalla parte dei deboli, dei contadini, degli sfruttati.
Oggi il castello è una meta d’arte e memoria, visitabile e amata da turisti e lucani di ritorno. Le sue corti ospitano Il Mondo di Federico II, museo narrante e multimediale che permette di rivivere la vita di corte e l’universo culturale dello Stupor Mundi.
Visitare Lagopesole significa entrare in un tempo sospeso, dove la poesia del paesaggio incontra la durezza della pietra e la storia si fonde con il mito. E poi continuano a dire che non abbiamo niente… ma quanto tanto abbiamo ancora da far vedere e raccontare.






