Mario Polese e il filo rosso della prossimità
Dodici anni di impegno per una Basilicata più inclusiva

Si guarda intorno con le mani in tasca. Poi come se cercasse di guardare oltre la superficie parla con ‘pazienza’.
Lui, Polese, ha una caratteristica su tutte: in una terra fiera, densa di silenzi e bellezza, ma storicamente complessa come la Basilicata, prova a fare politica non come mero esercizio di potere, ma come atto di fedeltà. La Lucania è una, sola con tante anime e può farcela (ancora come da sempre nonostante tutto) se non si lascia indietro nessuno. È questa la cifra profonda, quasi una promessa sussurrata ai propri luoghi, che definisce i dodici anni di cammino istituzionale di Mario Polese in Consiglio regionale.
Potentino, classe 1982, avvocato e dottore di ricerca in diritto dell’economia, Polese unisce alla precisione dello scienziato del diritto la passione del giornalista pubblicista e del politico. Una solida formazione, la sua, costruita tra le aule della Federico II di Napoli, la Lumsa di Roma e l’Istituto Jemolo, ma che affonda le radici in un humus familiare prezioso: figlio di Lillino, bancario, e di Maria Antonietta Nigri, indimenticata docente di lettere classiche, Mario è cresciuto respirando il valore della parola, della cura e del servizio, declinati anche nell’impegno sociale con il Lions Club e il Panathlon International. Fin dal 2013, quando a soli 31 anni viene eletto in Consiglio, il suo percorso ha seguito una stella polare chiarissima.
Attraverso i mutamenti dei tempi e le successive, storiche riconferme del 2019 e del 2024, Polese ha fatto una scelta di campo: trasformare le fragilità silenziose dei territori in tutele scritte, traducendo il grido d’aiuto delle comunità in leggi regionali d’avanguardia.
Il primo vero tassello di questo mosaico sociale prende forma con la legge regionale 26 dell’11 agosto 2015 contro il disagio sociale. Riuscì ad anticipare la stessa normativa nazionale sullo spreco alimentare. Polese ha voluto e strutturato un sistema organizzato capace di sottrarre il cibo all’oblio dello scarto per consegnarlo alla dignità del recupero. Una visione del lavoro e del sostegno economico che negli anni si è allargata a cerchi concentrici, traducendosi nel primo storico bando lucano a difesa dei liberi professionisti tramite fondi comunitari.
Con lo sguardo rivolto al futuro, al domani dei nostri figli, ha alimentato anche una battaglia culturale instancabile contro le ombre più dolorose dell’adolescenza: il bullismo e il cyberbullismo. Un impegno che Polese ha vissuto in due tempi, seguendo l’evoluzione a tratti spietata della galassia digitale. Se la prima legge del 2018 aveva aperto una strada, la nuova norma del 2025 ha impresso una svolta radicale.
Davanti all’impatto travolgente dei social network sull’anima emotiva dei ragazzi, Polese ha capito che non bastavano le sanzioni o i correttivi tecnici: serviva un’infrastruttura educativa. La nuova legge ha così ridisegnato la strategia lucana, creando una rete organica che oggi fa scuola in Italia, unendo scuole, istituzioni e famiglie in un’unica grande alleanza che mette al centro il rispetto, la consapevolezza e la responsabilità digitale. Un’attenzione al benessere delle nuove generazioni che si completa con le sue leggi sulla psicologia scolastica e sulla cittadinanza attiva, per dare voce e ascolto ai cittadini di domani.
La medesima determinazione nel difendere la carne viva e la dignità delle persone è emersa con forza durante la tempesta della pandemia. In particolare come membro della Task force speciale per il rilancio economico Polese si è battuto per chi ci proteggeva. Con l’inserimento dell’articolo 8 bis nella legge regionale 58 è stato il promotore dell’ampliamento della platea per la stabilizzazione del personale sanitario. Portare la sicurezza del lavoro a medici, infermieri e operatori assunti con contratti autonomi e interinali nei mesi più bui non è stato un semplice atto burocratico, ma un “grazie” della comunità a chi ha sorretto gli ospedali lucani in quei giorni drammatici del Covid.
Da vicepresidente del Consiglio regionale ieri, come da capogruppo di Orgoglio Lucano – Italia Viva oggi, l’azione di Mario Polese non ha mai smarrito l’odore della propria terra. Fortificato dal lavoro sul campo nelle commissioni Sanità e Bilancio, ha continuato a dare voce alle aree interne, a denunciare l’isolamento dei piccoli comuni, a chiedere con ostinazione uguaglianza di opportunità, perché il luogo in cui si nasce non può e non deve diventare un destino o un limite.
Oltre i commi dei testi legislativi, oltre i dibattiti d’aula e la sua riconosciuta capacità di scoprire, far crescere e valorizzare nuove energie amministrative sul territorio, c’è un’idea di Basilicata precisa, orgogliosa e solidale. Una terra in cui la centralità dell’uomo non sia mai uno slogan da campagna elettorale, ma l’orizzonte e il fine ultimo di ogni giorno speso al servizio del bene comune.
Ovviamente quando si parla di lui è ancora il ragazzo timido di un tempo. E infatti, saluta con un sorriso la redazione di ‘Terra di Basilicata’, e si avvia verso una nuova sfida con la sicurezza di chi sa ‘come si fa’.






