Il ritorno che cura

Il rientro estivo degli emigrati lucani nei paesi d’origine è molto più di una vacanza: è un gesto terapeutico. Chi torna ritrova i luoghi dell’infanzia, le case riaperte, gli odori delle cucine, e attraverso questi segni ricompone parti di sé rimaste sospese nella migrazione. È un modo per elaborare la perdita di lingua, relazioni e comunità, un “lutto transgenerazionale” che il contatto con la terra d’origine aiuta a lenire.
Per i figli dei migranti il ritorno è una scoperta: ciò che era racconto diventa realtà. I borghi, i nonni, le feste patronali offrono un senso di appartenenza nuovo, capace di unire due mondi. La Basilicata diventa un luogo denso, un riferimento emotivo che permette di comprendere meglio la propria storia familiare.
Anche se cambiato, il paese accoglie e rigenera. In questo tempo sospeso si intrecciano memoria e presente, e il ritorno diventa un ponte che cura chi arriva e rafforza chi resta.







