Storia narrata da un albero padre, testimone del passaggio del Re Giuseppe Bonaparte
La stagione che ritorna

Io sono il Grande Castagno del Vulture, figlio del fuoco antico che dorme sotto questa montagna. Da più di tre secoli resto qui, radicato nella terra nera, con il tronco scavato dal tempo e le braccia larghe come sentinelle. Nato quando il vulcano era già leggenda, veglio su ciò che cambia e su ciò che ritorna.
Ricordo il giorno in cui il mondo umano sfiorò il mio silenzio: 11 aprile 1807. La primavera era arrivata troppo presto, e il re Giuseppe Bonaparte salì lungo il sentiero del monte. Io ero già grande allora, già vecchio per gli uomini, giovane per la montagna. Si fermò poco distante, cercando ombra e tregua. Tolse il guanto per bere, e la sua mano nuda sfiorò la corteccia di un giovane castagno. Io osservavo, immobile, come fanno gli alberi che hanno visto troppo per stupirsi e troppo per dimenticare.
Con lui c’era Michele, il mezzadro, che conosceva davvero il bosco. Passava da me nelle albe fredde, ascoltava il vento tra le foglie per capire se l’inverno sarebbe stato duro. Mi toccava il tronco come si tocca un fratello più grande. Oggi, dopo più di due secoli, qualcosa ritorna.
Una famiglia sale lungo il sentiero. Il padre cammina piano, la madre osserva gli alberi come si osservano gli antenati. Il bambino — un lampo di vita — corre, inciampa, ride. Insegue una farfalla che lo porta proprio da me. Si ferma sotto i miei rami, alza il volto, e per un istante il tempo trattiene il respiro. Tra la sua piccola figura e la mia maestosità si apre un varco: due creature che non parlano la stessa lingua, ma condividono lo stesso destino.
Il padre lo raggiunge e posa la mano nuda sul mio tronco. Io lo riconosco: non per il volto, ma per il gesto. È la stessa mano di Michele, tornata attraverso il sangue. «Chissà quanti inverni ha vissuto quest’albero…» mormora. In quella domanda c’è tutto: il passato che non passa, il presente che cerca radici, il futuro che chiede continuità.
Io non posso rispondere. Gli alberi non parlano agli uomini. Ma posso ricordare. E finché una mano nuda si poserà su di me, io continuerò a vivere. E a riconoscere.






