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Civita di Tricarico

da | 25 Giu 2026 | Identità Lucana

A quasi mille metri di quota, sulle alture che dominano la valle del Basento, l’antica Civita di Tricarico continua a raccontare una delle pagine più affascinanti della Basilicata preromana. Fondata dai Lucani, popolazione di origine osco‑sannita che tra IV e III secolo a.C. occupava gran parte dell’Appennino meridionale, la Civita si estendeva su un vasto pianoro naturalmente protetto a est dalla Rupe di Civita. Con i suoi quarantanove ettari rappresenta il più esteso insediamento fortificato della Lucania interna e uno dei siti archeologici più importanti per comprendere l’organizzazione delle popolazioni italiche prima dell’affermazione di Roma.

Ciò che colpisce è la complessità del sistema difensivo: le mura seguivano il perimetro del pianoro adattandosi alla morfologia del terreno e sfruttando le difese naturali offerte dalla rupe. Non erano però immutabili: l’abitato modificò il proprio assetto nel tempo, adeguandosi alle trasformazioni politiche e militari che interessarono l’Italia meridionale. In questo contesto spicca la grande Porta Ovest, aperta nella terza cinta muraria edificata nella seconda metà del III secolo a.C., negli anni della seconda guerra punica. Il passaggio di Annibale e le tensioni del Mezzogiorno imposero nuove esigenze di difesa. La costruzione della nuova fortificazione segnò una contrazione dell’abitato e una diversa organizzazione degli spazi urbani, quasi a voler preservare il cuore della città in una stagione d’incertezza.

La Porta Ovest non era solo un’opera militare: costituiva il principale accesso alla città, il punto d’incontro tra spazio interno e mondo esterno. Nelle sue vicinanze sorgevano edifici destinati a funzioni collettive. Gli scavi hanno restituito un quadro di grande interesse: accanto alle abitazioni si trovavano un luogo di culto, magazzini per derrate alimentari e un edificio per i banchetti comunitari. La presenza di strutture non domestiche è uno degli aspetti più significativi della Civita di Tricarico. Per la prima volta in un abitato lucano fortificato si riconoscono spazi destinati alla vita pubblica, religiosa ed economica. Il piccolo santuario, il grande magazzino con i pithoi per vino e cereali e la sala dei banchetti restituiscono l’immagine di una città capace di difendersi, amministrare le risorse e organizzare i momenti fondamentali della vita collettiva.

Anche le abitazioni riflettono questa realtà urbana: seguivano il modello della casa a pastas, con portico orientato a sud e ambienti principali affacciati su di esso. Quartieri densamente abitati si alternavano ad ampi spazi per pascolo e attività agricole, creando un equilibrio originale tra dimensione urbana e sfruttamento del territorio. Oggi restano mura, fondazioni e frammenti di edifici. Eppure, nel silenzio del pianoro, immaginando il passaggio di uomini e animali attraverso la Porta Ovest, si comprende come la Civita di Tricarico fosse molto più di una città fortificata: una realtà dinamica, capace di difendere i confini, amministrare le risorse e costruire luoghi d’incontro, culto e condivisione. In quelle pietre sopravvive la memoria lucana, testimonianza di una civiltà che, prima di Roma, aveva già elaborato una propria idea di città.

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