La Ghiandaia
Il corvide dalle ali blu

Scorgerla tra i rami di un susino o nel rapido volo radente è un privilegio fugace. Lunga circa 35 cm, la ghiandaia mostra un piumaggio grigio‑rosato, groppone e sottocoda bianchi, gote e coda nere. Ma non sono i colori a renderla inconfondibile: sono le sue “ali blu”, le copritrici delle remiganti primarie, ornate da fasce azzurre e barre nere, che la distinguono dagli altri corvidi, uniformemente scuri.
In Basilicata è presente tutto l’anno, nei boschi fitti, nei campi alberati e nei giardini, tra i 400 e i 1600 metri. Nidifica tra aprile e maggio, depone 4‑6 uova verdognole macchiate di bruno. Ammirata per la livrea, la ghiandaia deve però dimostrare anche l’intelligenza tipica dei corvidi: possiede capacità cognitive avanzate, sa contare fino a 4‑5 elementi e mostra una complessa sensibilità sociale.
Il nome scientifico, Garrulus glandarius, suggerirebbe un’indole chiacchierona, ma in realtà non vive in grandi gruppi come corvi e taccole. Predilige il legame di coppia, stabile per tutta la vita. Il maschio è premuroso: con la tipica “imbeccata di corteggiamento” offre alla compagna il cibo che più desidera, rafforzando l’intesa. È considerata la “sentinella del bosco”: se percepisce intrusioni, emette richiami striduli che mettono in allarme l’intero ambiente. È anche un’imitatrice abilissima: riproduce il verso della poiana, il suo “ki‑i‑ah”, per simulare la presenza di un rapace e ottenere maggiore sicurezza e accesso al cibo.
Onnivora, si nutre di insetti, piccoli vertebrati e uova, ma predilige semi e frutti, soprattutto le ghiande. In autunno ne raccoglie migliaia, disperdendole in numerosi nascondigli. Questa strategia garantisce riserve invernali e alimentazione per i giovani, ma ha anche un ruolo ecologico cruciale: le ghiande dimenticate diventano semenzai naturali. Grazie alla memoria eccezionale e a un ippocampo particolarmente sviluppato, la ghiandaia ritrova i depositi anche mesi dopo; quelle che sfuggono al recupero germinano, contribuendo alla rigenerazione dei querceti.
Così, inconsapevole, il corvide dalle ali blu diventa uno dei più efficaci “forestali” del bosco.






