Le cime di Arturo: la diversità come incontro
Gianluca Caporaso

Con Le cime di Arturo, Gianluca Caporaso torna al romanzo dopo le esperienze poetiche che ne hanno definito una voce riconoscibile, capace di unire delicatezza e profondità. Il nuovo libro, pubblicato da Salani, si muove nel territorio che l’autore conosce bene: quello dei bambini che cercano il proprio posto nel mondo e degli adulti che provano a sostenerli con gesti semplici, quotidiani.
Arturo ha dieci anni e vive un rapporto complesso con la scuola: le parole sembrano muoversi, scappare, ribellarsi alla sua vista. Questo lo espone alle prese in giro dei compagni e a un senso di esclusione che Caporaso racconta con misura, senza drammatizzazioni.
La diversità di Arturo non è presentata come un marchio né come un talento speciale: è il motivo che genera incontri, che apre spazi di relazione, che permette agli altri — genitori, compagni, lettori — di interrogarsi su come si può stare accanto a chi vive un’esperienza diversa dalla propria.
Accanto al protagonista ci sono una madre che conosce la magia degli oggetti dimenticati e un padre “pieno di buchi”, come tutti gli adulti. Attraverso di loro Arturo scopre che sono i gesti minimi a cambiare ciò che sembra troppo grande, e che anche le stelle, alla fine del loro turno, hanno bisogno di riposare. È una metafora che restituisce al lettore un’idea di cura discreta, fatta di presenza e ascolto.
Lo stile di Caporaso, definito da Chiara Gamberale “denso e originale come la dorsale appenninica”, si conferma nella capacità di intrecciare immaginazione e realtà con una lingua che parla a bambini e adulti. Il Mattino lo descrive come un “giocoliere delle parole”, mentre Andersen sottolinea la sua abilità nell’accendere “scintille di pace” senza ignorare le ombre del mondo.
Questa doppia tensione — verso la leggerezza e verso la complessità — attraversa tutto il romanzo. L’esperienza dell’autore nei laboratori di scrittura fantastica e negli incontri con le scuole emerge chiaramente: Le cime di Arturo è un libro che invita a guardare la diversità come occasione di relazione, come possibilità di costruire legami e immaginare nuove forme di convivenza.
Non offre soluzioni, ma apre sentieri: quelli che Arturo prova a scalare e quelli che ogni lettore può riconoscere nella propria storia.






