Tomás Ditaranto
Il pittore che ha unito la Basilicata alla Pampa argentina

Nato a Montescaglioso nel 1904 e emigrato a Buenos Aires da bambino, Tomás Ditaranto è una delle figure più rappresentative dell’arte italo‑argentina del Novecento. La sua storia attraversa due continenti e due identità, trasformando la distanza in un ponte culturale che ancora oggi racconta la forza della diaspora lucana.
Considerato “l’artista dei due mondi”, Ditaranto ha saputo mantenere vivo il legame con la sua terra d’origine, pur costruendo in Argentina una carriera vasta e riconosciuta.
La formazione avviene nella capitale argentina, dove il giovane Tommaso — così registrato all’anagrafe — mostra un talento precoce. Studia alla Scuola delle Belle Arti e poi all’Accademia Nazionale, guidato da maestri come Pio Collivadino e Antonio Alice.
Nel 1927 si diploma e inizia a insegnare, entrando in contatto con il vivace ambiente artistico del quartiere de La Boca, cuore pulsante dell’immigrazione italiana. Qui stringe un’amicizia fraterna con Benito Quinquela Martín, il pittore dei porti, con cui condividerà visioni, tecniche e un profondo senso di appartenenza alle comunità migranti.
La sua carriera è segnata da oltre 250 mostre tra personali e collettive. Ditaranto lavora con l’olio e l’acquerello, alternando scene popolari argentine, paesaggi della Pampa e immagini della vita operaia, a vedute della Basilicata che continua a visitare per tutta la vita. Nei suoi quadri la luce è protagonista: “cieli differenti”, come li definivano i critici, capaci di raccontare la distanza e la memoria attraverso tonalità mutevoli.
Il riconoscimento più importante arriva nel 1962, quando viene scelto per illustrare l’edizione multilingue del Martín Fierro, il poema epico di José Hernández. Le sue tavole dedicate ai gauchos — cavalli, duelli, orizzonti infiniti — entrano nell’immaginario collettivo argentino e vengono donate ai capi di Stato di tutto il mondo. È la consacrazione definitiva: un artista nato in un borgo lucano diventa interprete visivo della nazione che lo ha accolto.
Nonostante il successo, Ditaranto non recide mai il filo con Montescaglioso. Torna più volte in Basilicata per dipingere borghi arroccati, contadini, volti segnati dal lavoro. Le sue opere dedicate alla terra natale sono un atto di memoria e di riconciliazione: un modo per restituire forma e colore alle radici che lo hanno accompagnato per tutta la vita.
Muore a Buenos Aires nel 1985, lasciando un patrimonio artistico diffuso tra musei argentini, collezioni private internazionali e istituzioni italiane. Oggi la sua figura è riconosciuta come una delle più importanti della diaspora lucana. Il Museo dell’Emigrazione Lucana a Castel Lagopesole ne custodisce documenti e opere, mentre mostre recenti in Argentina e in Italia continuano a raccontare la sua storia.
Ditaranto rimane un simbolo di come l’arte possa attraversare oceani, mantenere vive le radici e trasformare l’esperienza migratoria in un linguaggio universale.
«Chi porta due terre nel cuore non divide il mondo: lo illumina da due direzioni.»






