Policoro la città che nasce due volte

Policoro è una città giovane appoggiata su una storia antichissima, come se la modernità avesse trovato posto sopra un terreno che non ha mai smesso di raccontare. Sulla costa ionica, dove il mare sembra avere una memoria tutta sua, il territorio ha visto sorgere e cadere civiltà: Siris, ricca e contesa, fondata dai coloni di Colofone; poi Herakleia, nata nel 433 a.C. sulle sue ceneri, scelta come sede della Lega Italiota e teatro della battaglia in cui Pirro fermò i Romani con gli elefanti da guerra. È un passato che non si vede più, ma che continua a vibrare sotto la superficie, come una linea d’acqua che non si interrompe.
Dopo la grande stagione della Magna Grecia arrivò il silenzio: la malaria, le paludi, l’abbandono. Il nome “Pollicorio” riemerge nelle fonti medievali attorno a un castello che resisteva mentre tutto il resto sembrava arretrare. Intanto il mare continuava a fare il suo lavoro: modellare la costa, portare sabbia, segnare confini. Un mare che rimaneva possibilità anche quando la terra non lo era più.
La vera rinascita arriva nel Novecento, quando la riforma fondiaria decide che questa piana deve tornare abitabile. Il latifondo si frantuma, la terra cambia volto, le paludi vengono prosciugate. Migliaia di famiglie arrivano dai paesi dell’entroterra lucano, ma anche dalla Calabria e dalla Puglia: non un’unica comunità, ma un intreccio di dialetti e abitudini che si mescolano senza sovrastrutture. Le “palazzine” coloniche sorgono come punti fissi in una griglia nuova, le strade interpoderali disegnano un ordine che prima non c’era, e il mare, finalmente vicino, diventa risorsa: pesca, turismo nascente, un orizzonte che si apre.
Nel 1959 Policoro diventa il primo comune italiano nato da una riforma fondiaria: un caso unico. Le famiglie che arrivano non portano con sé antiche gerarchie, né vecchi equilibri; costruiscono una comunità nuova, senza i pesi del passato feudale. È forse questo il tratto sociologico più interessante: Policoro non eredita un’identità, la crea. E la crea mentre la terra, finalmente fertile, restituisce frutti che diventano economia, cultura, riconoscibilità.
Oggi Policoro vive su più livelli: archeologico, naturale, agricolo e marino. Una città giovane, ma con radici profondissime, che non si limita a ricordare: continua a ricominciare, sempre con il mare come orizzonte aperto.






