Il fico domestico
Il più carnoso e dolce tra i falsi frutti

In un momento di grande fragilità per l’ambiente, alcuni alberi rimangono simbolo di resistenza perché capaci di riadattarsi con tenacia dopo qualsiasi crisi. Tra questi c’è il fico, un alberello dai rami lisci, contorti e muscolosi. Cresce bene, lasciato libero, nei luoghi abbandonati, nei frutteti e lungo i margini delle aree agricole della Basilicata.
Ficus carica L., specie dioica, è presente in due forme botaniche: la pianta maschio (caprifico) produce il polline e frutti non commestibili, l’individuo femmina (fico vero, domestico) dà frutti eduli grazie ai fiori femminili fecondati dalla Blastophaga psenes, una piccola vespa. L’insetto, imbrattato del polline dei fiori maschili, esce dal caprifico attraverso l’ostiolo, imboccatura alla base dell’infiorescenza carnosa detta siconio. Svolazza poi all’interno dei siconi del fico domestico con l’intento di deporre le uova nei fiori femminili; la forma di questi non lo consentirà per lo stilo troppo lungo. Nel dimenarsi, però, deposita il polline, utile alla fecondazione e alla produzione del ricettacolo carnoso e dolce che costituisce, seppure «falso frutto», il fico che mangiamo. La vespa sacrifica la propria vita: nel passare dall’ostiolo perde le ali e muore, gli enzimi della pianta la digeriscono all’istante trasformandola in proteine.
Fruttifica due volte all’anno: quando si miete e quando si vendemmia. Giugno è il periodo dei fioroni, i fichi primaticci che si sviluppano dalle gemme dell’anno precedente: più grandi, meno numerosi ma tanto prelibati. I fichi risparmiati dagli uccelli, freschi e maturi, sono deliziosi al gusto. Quelli essiccati al sole sono idonei ad essere consumati nei mesi invernali divenendo preziosa risorsa energetica.
La ghiottoneria per i dolci frutti ha spinto i lucani alla conoscenza e alla conservazione delle varietà di fichi presenti sul territorio. Sul Pollino, aziende agricole sperimentali sono impegnate a preservare cultivar tradizionali che rischiano di scomparire. Ad ogni tipicità locale le comunità scelgono un nome che racconta le unicità del frutto, della pianta e il periodo di maturazione. Il fico rosa di Pisticci, ad esempio, ha la buccia con sfumature rosa, la polpa di colore rosso vivo e la forma allungata che matura a settembre. Miglionico organizza l’autunnale sagra dei fichi secchi presso la corte del Castello del Malconsiglio per celebrare un’antica eccellenza del territorio, mentre una specialità gastronomica è la soppressata di fichi di Carbone, la cui ricetta contadina si tramanda di generazione in generazione.








