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Tempio di Hera

Viaggio mensile tra arte, archeologia e memorie nascoste della Basilicata

da | 17 Mag 2026 | Identità Lucana

Nei pressi di Metaponto, a pochi chilometri dall’antica polis e lungo le rive del Bradano, sorgono le affascinanti rovine del Tempio di Hera. Questo luogo rappresenta una delle più preziose testimonianze della presenza greca nell’Italia meridionale. Costruito nella seconda metà del VI secolo a.C., il santuario si colloca in un contesto carico di significato, dove natura, religione e strategia territoriale si intrecciano profondamente.

Secondo la tradizione antica, riportata da Eusebio di Cesarea, gli Achei fondarono Metapontion nel 773 a.C., scegliendo un territorio fertile attraversato da un fiume considerato sacro. Non è dunque casuale che proprio qui sia stato edificato il tempio, concepito come uno spazio ideale per il culto, un luogo “giusto” dove, per usare le parole di Platone, “quando si sceglie un sito in cui costruire una città, primeggiano di gran lunga quei luoghi del territorio in cui spira un certo soffio divino”.

Il tempio, in stile dorico e a pianta periptera, era circondato da 32 colonne, disposte in 12 sui lati lunghi e 6 su quelli brevi. Oggi ne restano 15, ancora imponenti e slanciate, realizzate in calcare locale, noto come “mazzarro”, ciascuna caratterizzata da 20 scanalature. La struttura presenta gli elementi tipici dell’architettura sacra greca: la cella (naos), che accoglieva la statua della divinità, e il pronao e l’adyton, riservati agli officianti. Con i suoi oltre 34 metri di lunghezza, l’edificio doveva apparire maestoso già agli antichi.

In origine, il tempio era decorato con colori vivaci e un fregio scandito dall’alternanza di metope e triglifi. Il tetto, arricchito da elementi in terracotta policroma e protomi leonine, contribuiva a rendere il complesso ancora più solenne. La posizione dominante sulla valle del Bradano suggerisce anche una funzione simbolica, non solo luogo di culto, ma presidio ideale lungo quella linea che i Greci consideravano il limite settentrionale dell’Italia.

Nel corso dei secoli, il sito ha assunto diversi nomi e significati. È stato chiamato “Tavole Palatine”, “Colonne Palatine” o “Mensae Imperatoris” e, in epoche successive, è stato persino identificato come “scuola” o “tomba” di Pitagora. Proprio a Metaponto, il grande filosofo avrebbe trascorso gli ultimi anni della sua vita, secondo quanto tramandato da autori antichi come Dicearco di Messina e Cicerone.

Nonostante il trascorrere dei secoli e il degrado dei materiali, il tempio conserva intatto il suo fascino. Oggi, tra le colonne superstiti, si percepisce ancora la forza silenziosa di un luogo che fu centro di culto, sapere e identità, un monumento che continua a raccontare, nella quiete della campagna lucana, la grandezza della civiltà greca d’Occidente.

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