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La linea aperta

Sono una viandante. Ho lasciato la Basilicata sognando orizzonti più vasti e convinta che, prima o poi, sarei tornata. Allora immaginavo il mio percorso come un cerchio: partire, costruire, tornare. Oggi, dopo qualche anno all’estero, quel cerchio si è incrinato. Ci sono giorni in cui mi manca tutto. La certezza di sapere cosa troverò alla fine di una strada che percorro fin da quando ero bambina. I volti che non hanno bisogno di presentazioni. Il lusso, che un tempo mi sembrava quasi noia, di sentirsi riconosciuti. Mi manca persino quel modo lucano di misurare il tempo. Più lento, più ostinato. Più umano.

Eppure a volte guardo una foto o un video e scorgo qualcosa di nuovo. Un edificio ristrutturato. Un negozio che non c’era. Una facciata diversa da come la ricordavo. E la prima, irrazionale sensazione è quasi un senso di tradimento. Come hai potuto cambiare così mentre io non c’ero? Poi sorrido. Perché penso a quante cose sono cambiate in me in questi anni negli Stati Uniti. Chissà quanti miei pensieri, quante mie abitudini, addirittura quante mie convinzioni la Basilicata non riconoscerebbe più. In fondo sono una viandante. E una viandante sa che il cambiamento non si può fermare. Si può solo accogliere.

Negli ultimi anni ho cambiato direzione più di una volta. Ho imparato a fare cose nuove. Ho ricominciato quando sarebbe stato più facile restare ferma. O rinunciare. E una delle cose che mi ha colpito di più è stata scoprire che altrove ricominciare a quarant’anni non è considerato un limite. Spesso è visto come un segnale di esperienza, determinazione e coraggio. In ambito professionale, nessuno mi ha mai chiesto quanti anni avessi.

Quando parlo con chi è rimasto, a volte avverto una distanza difficile da spiegare. Non una distanza affettiva. È una distanza fatta di possibilità immaginate. Di ciò che consideriamo realistico e di ciò che consideriamo impossibile. Non c’è giudizio in questa constatazione. Semplicemente, vivere in luoghi diversi finisce per cambiare il modo in cui guardiamo il mondo. Forse è per questo che oggi la domanda non è più se tornerò. La domanda è cosa significhi davvero tornare.

Per molto tempo ho pensato che il problema fosse la distanza che mi separava dalla Basilicata. Oggi credo che la distanza più grande sia quella che separa me dalla persona che ero quando sono partita. E allora capisco che il ritorno non è un cerchio. È una linea aperta. Forse tornare non significa ritrovare ciò che abbiamo lasciato. Forse significa imparare a riconoscerci di nuovo. Io e lei. Come fanno, dopo tanto tempo, due vecchie amiche.

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