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Il maniscalco

Il passo antico che ancora risuona tra Anzi e Calvello

da | 17 Mag 2026 | Identità Lucana

Ci sono mestieri che non si imparano: si ascoltano. Sono voci che arrivano da lontano, dal ferro che canta sull’incudine, dal respiro caldo di un cavallo, dal passo lento che attraversa le strade di due comunità sorelle, Anzi e Calvello, unite da un’arte che non ha mai smesso di vibrare.

Un tempo il maniscalco (mascalcìa s.f. dall’ant. maliscalcìa, derivato da maliscalco) era un perno essenziale della vita rurale: asini, muli e cavalli erano compagni di lavoro, forza quotidiana, presenza necessaria. Poi arrivarono i motori, e quel mestiere sembrò arretrare, come una fiamma che si assottiglia ma non si spegne. Rimase nei gesti di chi ancora cercava il contatto con l’animale, nella cura di chi non voleva perdere un sapere antico.

In questo spazio sospeso nasce il cammino di Salvatore Caruso. Bambino, fuggiva dalla scuola per rifugiarsi nella stalla del rione Sant’Antuono: lì imparava senza saperlo, lì cresceva la sua vocazione. I genitori lo cercavano, ma il suo destino era già scritto nel rumore del fieno, nel battito degli zoccoli, nella quiete che solo i cavalli sanno donare. La sua formazione passa per Anzi, accanto al suocero Francesco Faustino Santangelo, fabbro e maniscalco che ancora batteva il ferro dalla fornace all’incudine. Strumenti arcaici, gesti rituali, un sapere che odorava di fuoco e pazienza.

Ma Salvatore sente che quell’arte può respirare ancora, può crescere, può diventare ponte tra tradizione e modernità. Così studia, si forma, esplora la maniscalcia come pratica tecnica e medica, impara a leggere le patologie dello zoccolo come un medico legge il polso. Oggi il suo lavoro viaggia oltre i confini della regione. Ogni ferratura è un atto di rispetto: pulizia, parificazione, scelta del ferro, chiodatura, limatura. Una danza lenta, un dialogo silenzioso tra uomo e animale.

La fatica è grande, ma la passione è più grande ancora. Nel suo andare tra Anzi e Calvello, Salvatore non porta solo un mestiere: porta un’eredità. Porta la prova che alcune arti non appartengono al passato, ma al coraggio di chi le rinnova. E mentre il ferro si adagia sullo zoccolo, sembra di sentire un antico ritmo che ritorna: il passo del cavallo, il passo dell’uomo, il passo della tradizione che continua a camminare.

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