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Cent’anni di Rocco Petrone: il lucano dell’Apollo 11

A 100 anni dalla nascita di Rocco Petrone, l’italiano dell’Apollo 11 – il ricordo di un grande lucano nel mondo, nei racconti di Renato Cantore

È trascorso da poco, il 31 marzo, il centenario della nascita di Rocco Petrone, il “lucano d’oltremare” che da Cape Kennedy diede il via alla missione Apollo 11. La sua storia, raccontata da Renato Cantore nel libro Dalla terra alla luna, continua a parlare di coraggio, competenza e radici. Ricordare Petrone significa – sottolinea Luigi Scaglione, Presidente del Centro Studi Lucani nel Mondo – onorare la memoria di un uomo che ha costruito il proprio futuro con la tenacia tipica dei Lucani emigrati, capaci di lasciare la loro terra in punta di piedi e diventare protagonisti nei Paesi di adozione, raggiungendo traguardi insperati anche in contesti spesso ostili agli immigrati, come gli Stati Uniti.

Figlio di emigrati italiani, Petrone è l’italiano della missione Apollo 11, di cui il 20 luglio ricorre il 57° anniversario. A raccontarne la figura è il giornalista Renato Cantore, collaboratore della CIM Basilicata, nel libro Dalla terra alla luna. Rocco Petrone, l’italiano dell’Apollo 11, con prefazione di Tito Stagno, edito da Rubbettino.

Petrone incarna pienamente l’American dream. Figlio di emigranti originari di Sasso di Castalda, rimasto orfano a sei mesi, lavorò per pagarsi gli studi. Ammesso a West Point in tempo di guerra – spiega Cantore – grazie alle sue capacità, nonostante il nome italiano, arrivò a guidare migliaia di ingegneri e tecnici che a Cape Canaveral resero possibile il sogno di Kennedy: portare l’uomo sulla Luna entro la fine degli anni ’60 e battere i sovietici nella corsa allo spazio”.

Fisico imponente da giocatore di football, un metro e novanta per quasi un quintale, volto severo e carattere rigoroso, Petrone guidava un esercito di quasi ventimila persone tra dipendenti NASA e contractors. Per tutti era “la tigre”: esigeva efficienza assoluta, vietato sbagliare o divagare. Celebri le sue passeggiate in sala controllo quaranta minuti prima del lancio per verificare la concentrazione di tutti, mitiche le sue sfuriate e altrettanto la sua memoria fotografica. Le sue check‑list erano proverbiali: solo quella del modulo lunare contava 30 mila operazioni. Nei periodi più intensi convocava riunioni anche alle due del mattino.

Eppure Petrone sapeva essere anche un collega disponibile, un padre affettuoso, un uomo di vasta cultura. Amava gli studi storici. “Una volta interruppe il conto alla rovescia di un lancio per salvare una coppia di aironi che aveva fatto il nido vicino alla rampa”. Fu lui l’uomo del “go” alla missione Apollo 11. Al centro della sala controllo, con quasi 500 persone al lavoro, aveva la parola decisiva su ogni fase del lancio. Mantenne la calma anche alle 5 del mattino del 16 luglio 1969, quando i monitor segnalarono una pericolosa perdita di idrogeno liquido nel secondo stadio del razzo. Senza il suo intervento la missione sarebbe stata probabilmente annullata, con conseguenze enormi per il prestigio degli Stati Uniti.

Il sogno americano di milioni di migranti, nel suo caso, si è realizzato nel modo più clamoroso. Il libro di Cantore ricostruisce la sua storia, dalla nascita ad Amsterdam (New York) fino al 20 luglio 1969. Da questo lavoro è nato anche il documentario Luna Italiana, prodotto da Istituto Luce‑Cinecittà per History Channel.

Eventi e iniziative

Renato Cantore, già vicedirettore della TGR Rai, ha scritto di storia dell’emigrazione e ha firmato con Marco Spagnoli il documentario Luna Italiana (2019). Di Rocco Petrone si parlerà in due eventi in programma a Potenza e sarà al centro delle iniziative che il Centro Studi Internazionali Lucani nel Mondo e la CIM Basilicata svilupperanno nei prossimi mesi, in collaborazione con il Comune di Sasso di Castalda e il Centro Studi di Genzano di Lucania diretto da Antonio De Felice.

Rocco Petrone fu l’uomo del «go» dell’Apollo 11: il direttore del lancio che, da Cape Kennedy, il 16 luglio 1969 diede il via alla missione che avrebbe portato l’umanità sulla Luna. Figlio di contadini lucani emigrati in America, nacque ad Amsterdam, New York, nel 1926. Non aveva sei mesi quando il padre morì, travolto da un treno. Da allora la sua vita fu una scalata fatta di sacrifici e determinazione.

Fisico imponente, intelligenza brillante, si pagò gli studi lavorando. A diciassette anni entrò a West Point, dove vinse il campionato nazionale di football. Ufficiale dell’esercito americano, completò la formazione al MIT e divenne uno dei massimi esperti di missili e infrastrutture di lancio. Von Braun lo volle alla NASA: Petrone contribuì alla costruzione del Saturno V e della leggendaria rampa 39, da cui partirono gli astronauti verso la Luna.

La sua leadership era ferma, esigente, rispettata. Da direttore del programma Apollo, e poi come numero tre della NASA, incarnò l’idea stessa di rigore operativo e visione ingegneristica. Morì a ottant’anni a Palos Verdes Estates, in California, dove si era ritirato per dedicarsi ai suoi amati studi sulla guerra civile americana. Una vita che, partita da un destino fragile, ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dello spazio.

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