L’eredità …al futuro anteriore

È diffuso il modo di interpretare il termine “eredità” al passato, come un insieme di risorse che identificano le popolazioni, le comunità, i territori che nei secoli, si è andato meglio definendosi come espressione di valori, credenze, conoscenze, tradizioni, arte, natura, paesaggi in continua evoluzione a prescindere da chi ne detenga o ne abbia la proprietà.
Il concetto di eredità infatti, è passato da un approccio puramente statico, legato alla conservazione e all’insieme di risorse tangibili di beni materiali, a dinamico e si va caratterizzando sempre più come eredità culturale o “cultural heritage”. Già si respira nelle comunità un nuovo rinascimento che vuole recuperare, ricostruire e riconnettere le dimensioni del tempo e proiettarle al futuro.
Nessuna operazione di nostalgia piuttosto piena consapevolezza ad impegnarsi e intravvedere nuovi percorsi e modelli da trasmettere per un’eredità delle comunità sempre più al futuro, per creare occasioni concrete di valorizzazione del sistema territorio attraverso professionalità, strumenti e competenze che si potranno applicare senza dover andar via.
Allora sarebbe auspicabile che si costruiscano e si dia un ruolo a “comunità di eredità” che siano coinvolte, da protagoniste, nel mettere in relazione ed integrazione i patrimoni locali e che da essi proiettino studi e progetti di nuove eredità per le generazioni giovani e future che potrebbero così esprimersi, impegnarsi ed essere protagonisti di programmi concreti, metterli in atto e vedere così una reale connessione tra nuove visioni, esperienze acquisite, formazione tecnologica e un avvenire possibile e gratificante.
Il futuro non si eredita, si coltiva e si evolve continuamente, la cultura dell’eredità non può essere pura successione, si svuoterebbe perdendo i veri valori da cui proviene che devono diventare patrimonio culturale che come tale è sempre da intendere un’eredità futura e comune.






