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Oltre la fuga

La mobilità giovanile lucana tra Partenze, Ritorni e Prospettive Mancate

da | 16 Apr 2026 | La Sfera Pubblica

La narrazione del sistema migratorio italiano e lucano va aggiornata: negli ultimi due anni, a partire non sono stati più i “cervelli in fuga”, ma giovani diplomati. Secondo l’analisi, gli iscritti all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) originari della Basilicata sono aumentati di oltre 11 mila unità, superando quota 152.000 su una popolazione residente di 529.897 abitanti.

La Basilicata è ora seconda in Italia per incidenza percentuale tra iscritti AIRE e popolazione residente (28,8%), dietro solo al Molise. La mobilità coinvolge tutte le fasce d’età, non solo post-diploma o genitori che seguono i figli. Manca una prospettiva futura che garantisca tenuta sociale: anche chi ha un lavoro è costretto a spostarsi. Le politiche turistiche e di ritorno alle radici non bastano a invertire la tendenza.

I comuni con più iscritti all’AIRE sono Potenza, Lauria, Marsico Nuovo, Matera e San Fele. In termini percentuali spiccano Castelgrande (194,9%), Montemurro (183,5%) e Sasso di Castalda (162,5%). La provincia di Potenza registra il maggior numero di partenze. Segnali positivi emergono dalla mobilità interregionale: il 26% di chi è partito è rientrato.

La mobilità giovanile non è più sinonimo di fuga, ma di formazione e crescita. Solo il 26% emigra per mancanza di lavoro; la maggioranza lo fa per arricchire il proprio curriculum. Va rivista anche l’immagine promossa dai progetti sul turismo delle radici: i rientri restano marginali.

Il limite principale è la legge sulla cittadinanza, che ostacola il riconoscimento agli italo-discendenti. Così, la Basilicata diventa terra di transito, senza benefici in termini di nuovi cittadini. Serve una nuova attenzione verso le comunità associative all’estero, per non spezzare il legame con la regione. I Comuni devono rafforzare gemellaggi e occasioni di confronto. Il turismo, da solo, non basta più: è diventato il limite del nostro sviluppo.

È tempo di passare dalla semplice accoglienza alla visitor economy, mettendo al centro territori, comunità e valore generato. Un esempio è il turismo religioso, con San Giustino de Jacobis, patrono dei Lucani nel Mondo, legato a San Fele, candidato al “Borgo dei Borghi”. Il turismo religioso in Italia rappresenta tra l’1 e il 4% delle presenze totali. La Basilica di San Pietro accoglie 11 milioni di visitatori l’anno, Assisi 5 milioni, San Giovanni Rotondo 5,6 milioni, Loreto 4 milioni, Padova 3 milioni, Pompei quasi altrettanti.

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