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Il caso Crump

Pubblicato: Venerdì, 26 Febbraio 2021

di Federica Pergola

Quando, ormai cento anni fa, Ludwig Lewisohn (berlinese emigrato negli Stati Uniti) propose alla case editrici americane The case of Mr Crump, si vide ripetutamente rifiutare la pubblicazione.

Solo nel 1931 il romanzo fu finalmente dato alle stampe in Francia, e con una prefazione in cui Thomas Mann scriveva: “In ogni momento il libro è qualcosa di più e di meno di un romanzo; è vita; è realtà concreta e non sognata e il suo silenzio artistico sembra più di una volta un grido disperato”.

La storia- infelice, amara, malata e feroce- del giovane musicista Herbert (che vive tutto nella e per la musica di Chopin e Beethoven e, in seguito, delle sue proprie composizioni) e di sua moglie Anne (volgare, sporca, prepotente, ostinata) venne infatti vista dalla società dell’epoca come un inconcepibile attacco all’istituzione matrimoniale.

E alcune scene di “sgomento e infelicità e vergogna e sudiciume” sono davvero- ancora oggi! – a dir poco insostenibili a causa della loro crudeltà selvaggia, della precisione psicologica; e della spietata perfidia, che imbriglia il lettore in una narrazione asfissiante, così come il protagonista è prigioniero del suo legame…

Sapeva che era giunta la crisi. E da quella consapevolezza trasse due deduzioni: la crisi non è un avvenimento esteriore ma interiore e non dà luogo ad un’azione immediata.

(…) Quello che non riusciva a comprendere era l’incapacità di Anne di domandarsi se, gelosa o no, avesse il diritto di derubarlo di qualsiasi rifugio, di qualsiasi consolazione

In un momento Anne gli fu a fianco. Bertie! Invocò supplichevolmente. Lui respirò a fondo. Aprì le labbra. Parole? Le parole servivano per raggiungere un cervello che sapesse pensare, un cuore che avesse dei sentimenti, una creatura umana. In silenzio si allontanò”.

E sì, oggi non si può leggere questa storia, sempre più buia ed angosciante, senza chiedersi: perché? Perché Herbert non si ribella, perché non fugge, perché non reagisce?

La verità è che il vortice di vincoli, di nodi sempre più stretti, di trappole psicologiche e sociali hanno costruito intorno a lui un intricato labirinto da cui, com’è proprio dei labirinti, è davvero difficile districarsi…

L’odio vincola forse come l’amore? No, pensò, non nel suo caso. (…) Non voleva vendicarsi di lei, non voleva punirla.(…) Non ci si vuole vendicare di una malattia che ci sta appiccicata addosso. Uno vuole liberarsene, dimenticarla, non averci più niente a che fare…”

Lui, ormai musicista di successo, uomo pubblico, ha orrore di venire trascinato nel fango; dello scandalo che monterebbe, del processo che seguirebbe ad una causa di divorzio…

Vistosi titoli cubitali capeggiavano sui giornali di new York. Neri e compatti. Wick era il nome che saltava subito agli occhi spudoratamente a grosse lettere (…) Herbert rivide l’alta figura elegante, seria, dagli occhi malinconici…era una persona gentile, noto studioso, critico e docente (…) I giornali calpestavano l’anima dell’uomo; lo gettavano in pasto alla plebaglia e questa, mezzo eccitata, mezzo invidiosa, sinistra, vendicativa, oscena, trionfava. Lo si poteva vedere dalle facce di quelli che leggevano i giornali in metropolitana. Ah, ah, così era quella la vita che facevano gli intellettuali mentre la gente semplice e onesta doveva starsene a casa, anche se la casa era diventata fastidiosa e insopportabile! Bello, lasciare la moglie a vivere in periferia un anno dopo l’altro e farsi l’appartamento con l’amante in città. Bello, eh!”

Ogni via di fuga gli è preclusa.

O dobbiamo invece pensare che c’è sempre una parte di noi che in realtà non vuole vincere; che vuole restare in basso, dove tutto ci è più familiare? Restare in catene, perché la libertà ci spaventa?

Il linguaggio lucido e nello stesso tempo disperato e la penetrazione psicoanalitica dei personaggi conquistarono persino Freud, che definì il romanzo: “un incomparabile capolavoro”.

Era il suo secondo marito, più giovane di lei di quasi vent’anni. Questo fatto, reso ovvio da un centinaio di prove irrefutabili tra cui l’evidente età dei figli di lei, la signora Crump non aveva mai voluto ammetterlo. Sosteneva di avere nove anni più di lui. Sotto la luce artificiale, in abito da sera, con il viso ben riposato e truccato con una certa maestria, faceva cadere nel discorso questa falsa affermazione, all’improvviso, a sproposito e a voce alta. In quelle occasioni non suonava del tutto incredibile”.

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Il caso Crump, di Ludwig Lewisohn, traduzione di Paola Pace, Elliot edizioni, pp.329, €19.50

 

Direttore Responsabile: Antonio Savino

Editore: Ass. Officinia Italia - Potenza

Direttore Editoriale: Luigi Triani

Telefono: 0971 1949636

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