Nella mia fine è il mio principio

Pubblicato: Martedì, 10 Marzo 2015

di Federica Pergola

Nel novembre del 1918, a pochi giorni dall’armistizio, i destini di due soldati francesi si intrecciano in un momento che segnerà le loro vite per sempre. Il goffo, lento, innamorato e timido Albert, che di professione faceva il contabile; e l’esuberante, sognatore, sfrontato ed eccentrico Edouard: ricco, bello, e dalle notevoli doti artistiche -si ritrovano sul campo di battaglia a dieci giorni dalla fine della guerra.

Albert sta morendo soffocato in una buca scavata da una granata; Edouard, per salvarlo, resterà gravemente mutilato. La loro storia è la storia dei sopravvissuti.

Costruito con un brio e una vivacità spumeggianti, in cui a conquistarci sono i personaggi sopra le righe, la trama bizzarra e fumettistica; le situazioni paradossali, la vivacità e la fantasia, Ci rivediamo lassù affronta grandi temi con una leggerezza delicata e sorridente, con una tenerezza aggressiva e spavalda. Perché, dopo l’ospedale, dopo l’attesa della smobilitazione, ci sarà da fare i conti con quello che sono diventati. C’è un prima – e un dopo. Un’età dell’innocenza, dove i ragazzi andavano al macello desiderosi di servire la Patria; e un’età in cui quegli stessi ragazzi, abbandonati da quella stessa nazione che da loro ha preteso tutto, emarginati dalla società, devono scegliere se sopra–vivere o sparire. “La vita è sopravvivenza. Noi siamo, strutturalmente, dei sopravvissuti” diceva Derrida. Perché ogni vivente, fin dalla nascita, è già abitato dalla possibilità incancellabile della morte; da questa catastrofe a cui è (al momento) sopra- vissuto, ma che lo accompagna, mentre lo attende. “Ripetetevi questo: quello che siete oggi non ha niente a che vedere con quello che sarete domani. Sottolineava il niente, era un niente enorme”. Bisogna ri-crearsi: reinventarsi un nuovo inizio, una nuova identità, nascere una seconda volta. Fare follie. E’ quello che faranno. Così, dichiarando guerra alla guerra, chi vuole scomparire effettuerà uno scambio con un soldato morto e, non avendo più un volto, se ne fabbricherà centinaia, sempre più colorati e stravaganti; mentre chi ancora spera di tornare a vivere dovrà abbandonare scrupoli e premure e piegarsi a partecipare ad una truffa colossale. Così il talento di Edouard – che nel suo taccuino disegnava i soldati in trincea nei loro momenti quotidiani, mentre si accendevano la pipa, mentre ridevano per una barzelletta, mentre mangiavano, in attesa dell’assalto; in disegni dove “un niente, o quasi, coglieva l’essenziale: tutte quelle immagini urlavano la stessa cosa: questi uomini stanno per morire”- si spenderà in un catalogo di stele, monumenti e statue in ricordo degli eroi caduti e della Francia vittoriosa. Se questo Stato è così ipocrita da dimenticare i vivi per glorificare i morti, ecco cosa faranno coloro i cui soli corpi sono veramente sopravvissuti al conflitto; in una storia in cui la contiguità di innocenza e colpa stringe il cuore. Intorno a loro: il malvagio tenente che li ha danneggiati; un padre che soffre nel rimpianto doloroso di un figlio mai amato e definitivamente perduto; una sorella infelice e tante, troppe madri alla ricerca dei resti dei propri figli. “ecco come finisce una guerra, un immenso dormitorio di gente stremata che non si è nemmeno capaci di rispedire a casa come si deve”. Vincitore del Prix Goncourt 2013, eletto miglior romanzo dell’anno dalla rivista Lire, Ci rivediamo lassù ci regala un affresco del primo dopoguerra potente e pieno. Il tutto senza prendersi mai troppo sul serio, risultando- proprio per questo- più che serio: necessario.

________________

Ci rivediamo lassù, di Pierre Lemaitre, Mondadori, € 17,50

 

 

 

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella pagina di policy & privacy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Policy & Privacy