L’inverno del nostro scontento

Pubblicato: Martedì, 17 Febbraio 2015

di Federica Pergola

All’origine di House of Cards - la fortunata (e pluripremiata) serie televisiva statunitense con il due volte premio Oscar Kevin Spacey quale Francis Urquhart/Frank Underwood e Robin Wright (Golden Globe come migliore attrice) nei panni di sua moglie Claire- c’è Michael Dobbs.

Che vent’anni fa, durante una vacanza, annoiato dall’ennesimo best seller che stava leggendo, decise di scriverne uno lui. E lo fece. Accidenti, se lo fece. House of cards è infatti il primo titolo di una trilogia che ha venduto milioni di copie solo in Inghilterra. Che ha avuto una prima trasposizione televisiva firmata BBC e che ancora oggi dimostra la propria attualità spopolando in tutto il mondo grazie alla nuova versione americana. Capo gruppo del partito conservatore tra il 1979 e il 1987, durante cioè i governi di Margareth Thatcher, Dobbs era appena uscito da un vero scontro (anche fisico) con la lady di ferro, che non credendo ad una sua possibile terza rielezione se l’era presa con il suo capo staff, il quale a sua volta capì che la sua carriera politica era ormai giunta alla fine.

Nacque così Francis Urquhart (diventato Frank Underwood nella serie USA. L’importante, per Dobbs, era mantenere le iniziali FU, che stanno per Fuck You, perché da queste era partito per delineare il personaggio). Chief Whip del partito, FU è cioè il membro incaricato di tenere insieme il gruppo, assicurando che i componenti siano presenti quando ci sono votazioni alla camera e, soprattutto, che votino secondo le direttive del leader. Ma poiché il leader non ha mantenuto le promesse fattegli prima della sua rielezione, Francis cerca una vendetta personale che si declinerà attraverso quanto di più sordido e sottile una mente politica possa architettare. “La crudeltà è sempre imperdonabile. Per questo non ha alcun senso essere crudeli solo a metà”, confessa. Eccoci quindi calati in un thriller politico dal ritmo serrato, con dialoghi taglienti, manipolazioni, intrighi, ricatti e corruzioni. Con gelida ed elegante ferocia, Dobbs costruisce una storia che è un vero affresco del potere e delle sue seduzioni; narra il rapporto, complice e infido, che questo ha con la stampa e con i mezzi di comunicazione di massa; descrive un uomo la cui sfrontatezza è talmente esibita che sgomenta; e la cui sfacciata crudeltà, e il suo agghiacciante cinismo, non possono non rievocare altre narrazioni di altrettanto irresistibili– e altrettanto spietate- scalate al potere; facendoci trovare, spiazzati, di fronte al fascino del male. “E’ molto nobile volersi mettere alla testa di un esercito, ma è proprio lì che il nemico mira per primo. Meglio restare qualche passo indietro…e aprirsi una strada sicura attraverso i cadaveri”. Parola di Urquhart.

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House of cards, di Michael Dobbs, Fazi editore, €14,90

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