Una lunghezza senza larghezza

Pubblicato: Martedì, 24 Maggio 2016

di Federica Pergola


E poi nessuno se ne sarebbe mai ricordato. Come nel caso dei più grandi crimini, fu come se non fosse mai successo

La storia di questo libro comincia con la caduta di Singapore, nel febbraio del 1942, quando crolla un impero e ne emerge un altro. Ma nel 1943 il Giappone rischia di perdere la guerra e capisce che solo costruendo una ferrovia tra Bangkok e la Birmania l'esercito nipponico potrebbe ancora avere qualche speranza d’invadere l’India.

La cosiddetta Ferrovia della morte fu una monumentale impresa di ingegneria bellica giapponese: 415 chilometri di linea attraverso la giungla thailandese, costruiti in pochissimi mesi a costo di centinaia di migliaia di vite umane. Gli schiavi che si fecero strada nella giungla quasi a mani nude tra fame, torture e malattie, furono reclutati - per una stima di sessantamila - tra i prigionieri inglesi, olandesi, australiani e americani, e in larga parte - quasi duecentomila - tra coreani, indiani e cinesi costretti ai lavori forzati. Un'opera che non si sarebbe potuta costruire in cinque anni, i Giapponesi riuscirono a compierla in sedici mesi, con un costo di circa centosedicimila vite umane, in larga parte senza nome né volto, i cui resti furono gettati in fosse comuni.

Così procedeva la sventurata colonna di uomini, camminando lungo lo stretto corridoio strappato ai grossi alberi di tek, ai bambù e alle loro spine…Andavano avanti arrancando e cadendo, inciampando, scivolando e imprecando…andavano avanti incontro a un giorno che non era nemmeno cominciato”.

Vincitore del Man Booker Prize 2014, La strada stretta verso il profondo nord racconta questa storia dolorosa attraverso gli occhi di Dorrigo Evans, medico di origine tasmaniana deportato in un campo di prigionia giapponese dove, insieme a molti connazionali, viene impiegato nella costruzione della Ferrovia della Morte.

i prigionieri, a ragion veduta, definiscono la lenta discesa nella follia che ebbe luogo con due parole: LA LINEA. Da quel momento in poi c’erano stati per loro solo due tipi di uomini: quelli che lavoravano alla linea, e il resto dell’umanità. O forse un solo tipo di uomini: quelli che erano sopravvissuti alla linea

Dorrigo fa il possibile per salvare i suoi compagni dalla fame, dalle malattie e dalle violenze delle guardie. Gli uomini lo chiamano il Grande Uomo. Dorrigo cerca di diventarlo. “Era come se lo plasmassero con la loro volontà”. Poiché gli uomini hanno bisogno di un eroe, poiché essi lo rispettano e lo stimano al di là di ogni immaginazione, Dorrigo si sente costretto in quella parte e alla fine diventa l’uomo che loro credono che sia. “l loro rispetto, i loro commenti, quello che pensavano di lui costringevano Dorrigo a comportarsi come l’uomo che sapeva di non essere. Il Grande uomo era nobile, mentre Dorrigo non lo era, il Grande uomo era pronto a sacrificarsi, mentre Dorrigo era egoista”.

A sostenerlo è, quasi esclusivamente, il ricordo di un storia d’amore, vissuta anni prima con la giovane moglie di suo zio. La memoria di una stanza sul mare, di emozioni mai provate prima -e che non avrebbe provato mai più. (E che struggimento il casuale sfiorarsi dei due amanti a distanza di decenni; che tumulto di pensieri e di emozioni! : “mentre stava per parlare Dorrigo si accorse che si erano superati senza dirsi una parola. Rimase lì in mezzo al passaggio della gente e pensò alla moglie di Lot e a come tutta quella storia fosse una menzogna. Diventi una statua di sale quando NON ti volti a guardare indietro. (…) Rimase lì a pensare: com’è vuoto il mondo quando perdi la persona che ami. Poi si voltò di nuovo e riprese a camminare, senza trovare la strada in nessuna strada. Aveva pensato che Amy fosse morta. Ma adesso aveva finalmente capito: era lei che aveva continuato a vivere e lui che era morto”).

Perché la storia segue i sopravvissuti, prigionieri e aguzzini giapponesi, anche nei decenni che seguono l’orrore; c’è chi combatte tutta la vita con il proprio senso di colpa; chi non riesce comunque a capire dove stava l’errore; chi, come Dorrigo, si arrende alla insensibilità totale, ad un matrimonio senza amore, all’incantesimo del torpore, al sonno dell’anima; chi vive nel terrore che possa succedere qualcosa di ugualmente assurdo e terribile ai propri figli…

Con un linguaggio asciutto, ricco di forza e tenerezza insieme, di violenza e poesia, Richard Flanagan avvolge il lettore con una storia singolare, amara e di tremenda bellezza.

Cos’è una Iinea, si chiese. Una linea era qualcosa che andava da un punto all’altro- da uno stato di realtà a uno stato di non realtà, dalla vita all’inferno- “una lunghezza senza larghezza” come l’aveva definita Euclide. Una vita senza significato, il tragitto dalla vita alla morte. Un viaggio all’inferno”.

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La strada stretta verso il profondo nord - di Richard Flanagan, Bompiani, pp.502, €20,00

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