All’inizio del match tra leoni e satanelli, aleggiava sul Viviani una aria di profonda tristezza, nel ricordo dell’ex calciatore del Foggia deceduto qualche giorno fa’, Carlo Ricchetti, stroncato da una terribile malattia, e dei 4 angeli scomparsi in un incidente dopo il match Potenza-Foggia dello scorso anno, sulla via del ritorno. I loro nomi: Gaetano, Michele, Samuel e Samuele sono stati resi incancellabili per le due città, con una targa,voluta fortemente  dal Potenza e realizzata dal tifoso potentino Carmine Soldo. Per quanto riguarda l’andamento dell’incontro, non c’è stata storia per il Foggia, giunto al Viviani con un assetto coraggioso, il solito del maestro Delio Rossi, ma imbottita di giovani e, ciò che più conta, senza la qualità tecnica di una rosa decisamente povera di talenti, e con una situazione societaria sicuramente ingarbugliata. 4-3-1-2 ha dettato il Delio nazionale con Borbei tra i pali incolpevole sulle reti subite ed autore di un paio di ottimi interventi; la triade difensiva composta da Buttaro, Rizzo e Minelli non è stata abile nelle preventive difensive e nel contrasto della velocità degli avversari. Solo Minelli   ha guadagnato il pass perchè è riuscito a neutralizzare più volte uno stranito Anatiello. L’attaccante si è dimostrato un  mangiatore di almeno 3 reti, fatto che il compianto Gianni Brera avrebbe definito in un modo pittoresco. Così avvenne che  il centravanti del Milan Egidio Calloni, fu definito  lo “sciagurato Egidio”, nomignolo che non guasterebbe a Gennaro Anatriello. Per quanto riguarda il centrocampo  Byar e Garofalo, (il quale ha avuto qualche giocata interessante nel 1° game, un tiro all’incrocio dei pali al 12° ), non riuscivano a contenere le percussioni di Erradi, De Marco e Felippe, orchestratore della manovra nonchè autore del secondo goal al  33°  del 1° game, con una rasoiata imprendibile in diagonale. Sugli esterni Morelli e Panico non riuscivano a contrastare efficacemente Riggio e Balzano, sempre pronti a rubar palla e ripartire.In zona d’attacco i dauni D’Amico, Ilicic e Silla si rivelavano incapaci d’iniziative efficaci che inquadrassero  la porta. Per i rossoblù,  mister De Giorgio riproponeva il solito 4-3-3 con Alastra tra i pali preciso e sicuro, Bachini e Bura centrali difensivi insormontabili, in velocità e sui palloni alti, degli esterni abbiamo già detto, tranne il fatto che al 29° del 1° game, dopo una serie di scambi nell’area mancina, Riggio veniva imbeccato libero dal limite e scagliava il pallone nell’angolo da centravanti vero, realizzando il goal del vantaggio. In attacco i leoni avevano un Petrungaro uomo-dovunque ed assist-man strepitoso, un D’auria altalenante ma, nonostante questo, in grado d’impegnare in alcune occasioni Borbei, ed il fantasma di Anatriello. Nel complesso una buona prestazione dei potentini, che hanno dato l’impressione di giocare più in verticale, abolendo passaggi laterali lenti e senza sbocco.L’ultimo sigillo che chiudeva il match lo poneva ,al 34°, il neo-entrato Bruschi, sfruttando una percussione di Siatounis che costringeva il portiere ad una respinta, raccattando il pallone e facendo partire una conclusione nell’angolo, che chiudeva il match sul 3-0.

L’interrogativo che resta,riguardo alla prestazione dei leoni, circa il superamento della crisi pone un’altra domanda: con il Foggia  fu vera gloria?

Pasquale Scarano