Alle prime luci dell’alba, mentre la Basilicata si svegliava tra il silenzio delle colline e il gelo dell’inverno, la terra ha deciso di ricordare la sua forza nascosta. Una scossa di terremoto di magnitudo 2.9 è stata registrata questa mattina, alle ore 7:20, a 6 chilometri a nord-ovest di Gorgoglione, piccolo comune della provincia di Matera. A rilevarlo è stata la Sala Sismica dell’INGV di Roma, che ha immediatamente diffuso i dati: il sisma si è verificato a una profondità di 18 chilometri, nel cuore profondo della terra lucana. Un sussulto breve ma percepibile, soprattutto da chi in quel momento si trovava sveglio o già per strada. Tuttavia, nonostante il naturale spavento, non si registrano danni a persone o cose. A confermarlo sono i Vigili del Fuoco del Comando provinciale di Matera, che non hanno ricevuto richieste di intervento né segnalazioni di criticità. Solo qualche telefonata, più per cercare rassicurazioni che per denunciare problemi reali. Eppure, questa scossa non arriva isolata, né sorprende più di tanto chi, in Basilicata, convive con la memoria storica dei sismi che hanno segnato il territorio. Solo qualche ora prima, infatti, un’altra scossa di terremoto ha interessato il Mar Tirreno Meridionale, davanti alle coste di Paola, in Calabria, con una magnitudo 3.2. In quel caso, la profondità è stata ben diversa: 360 chilometri sotto il livello del mare, una profondità abissale, quasi misteriosa, che rende il sisma difficilmente percepibile in superficie, ma scientificamente interessante.
E se si torna ancora un po’ indietro nel tempo, si scopre che la Basilicata sta vivendo un periodo di attività sismica moderata ma costante. Era la notte di domenica 15 dicembre quando, cinquantaquattro minuti dopo la mezzanotte, un’altra scossa — stavolta di magnitudo 2.4 — veniva registrata a pochi chilometri da Ferrandina, sempre in provincia di Matera. Anche in quell’occasione, nessun danno, ma una chiara avvisaglia del fatto che la regione, pur silenziosa e apparentemente immobile, non è affatto dormiente. Il territorio lucano, incastonato tra l’Appennino Meridionale e la piana ionica, si trova in una zona che, seppur non tra le più pericolose d’Italia in termini sismici, è soggetta a frequenti scosse di lieve o media intensità. Il sottosuolo racconta di faglie attive, tensioni geologiche in continuo mutamento e un equilibrio delicato che, di tanto in tanto, si spezza con un boato secco, come quello di stamattina. La popolazione, abituata a convivere con questi “brontolii” della terra, mantiene la calma. Ma la domanda resta sempre la stessa: si tratta di eventi isolati o di segnali premonitori? Per ora, gli esperti non parlano di allarme, ma raccomandano, come sempre, attenzione e prontezza. I Comuni, nel frattempo, monitorano la situazione attraverso i piani di protezione civile, e l’INGV continua a raccogliere e analizzare i dati in tempo reale. In un’Italia che, da nord a sud, non è mai del tutto ferma sotto i piedi, la Basilicata oggi ricorda che anche nei luoghi più quieti, dove il tempo sembra scorrere più lentamente, la terra sa ancora farsi sentire. E anche se la scossa di questa mattina si è chiusa senza conseguenze, resta l’invito a non abbassare la guardia: perché quando la terra parla, è sempre meglio ascoltare.
Michela Castelluccio


