Profeta non è soltanto un creatore di parole, ma piuttosto un artigiano del disordine contemporaneo, uno smantellatore delle strutture preesistenti, un situazionista che impiega le categorie del presente per dissolverle e rifondarle in una forma più pura e incontaminata. Egli non si limita a essere un rappresentante di una nuova avanguardia: spinge la letteratura stessa oltre il limite della sua funzione, alla ricerca di un punto di rottura che la renda irreversibilmente diversa da ogni cosa conosciuta. La sua è una scrittura che tende verso l’autoannullamento, la sparizione nella clandestinità dell’essere. È come se l’intero universo ci osservasse, rivelandoci che ogni azione compiuta si riflette inevitabilmente nel cosmo, un rimando costante tra ciò che siamo e ciò che facciamo. Chi sei tu? Questa domanda perde valore, perché in fondo non importa. Non siamo che polvere, frammenti senza identità. Forse, con Emily Dickinson, ciò che emerge è un incontro-scontro tra due vuoti, due entità evanescenti sperdute nella vorticosità della modernità. Profeta, dunque, non segue alcuna convenzione narrativa, non nasconde, non suggerisce né velatamente né esplicitamente, ma travolge con una forza che non lascia scampo.

Vincenzo Profeta, senza dubbio, è un provocatore e un anarchico delle parole, ma Viola è un libro che va oltre l’ordinario. Vi chiedo di leggerlo senza fermarvi a errori marginali, senza lasciarvi fermare da dettagli formali, perché ogni parola in questo libro è una sfida alla percezione della realtà stessa. La sua scrittura non è un semplice esercizio di stile: è una modalità radicale di raccontare che implica un nuovo modo di confrontarsi con la conoscenza. In questo libro non c’è traccia dell’ego, non c’è desiderio di potere o di dominare l’altro; piuttosto, c’è l’impulso di annullarsi, di scomparire nel tutto, di rinunciare alla pretesa di possedere la verità, come accade troppo spesso.

«Non perdete tempo con gli zombie umanoidi di questa era. Gli androidi di ultima generazione non solo non vi comprenderanno, ma faranno di tutto per assoggettarvi, per controllarvi a livello fisico e mentale. Diventate il tutto, e nel medesimo istante sarete il nulla, l’espressione selvaggia di una vita eterna che non conosce limiti, un’energia immensa che attraversa la totalità dell’esistenza, al massimo livello di iniziazione. Solo in questo stato è possibile accedere alla pura disconnessione dall’ego, la totale evaporazione del sé. Non ci sono più separazioni, solo il fuoco universale che tutto pervade. I riti, le cerimonie, le pratiche meditative, le preghiere: questi sono solo strumenti per sfuggire all’illusione del controllo. Niente fuffa new age, solo l’assoluta presenza di Dio. Solo tu e Cristo, immersi in un abisso senza forma, per abbracciare la potenza universale. Qualunque cosa pensiamo di essere, qualunque traccia di identità che ci portiamo dietro, è assolutamente nulla di fronte a questa forza primordiale. Chi mantiene anche solo un frammento di personalità, un barlume di ‘io’, è destinato a fallire. Dobbiamo dissolverci completamente, svuotando noi stessi per abbracciare l’infinito, per diventare pura luce divina. Immaginate di concentrarvi, di ridurre tutto a una massa oscura e senza forma, come se fosse una palla vuota: il vuoto stesso di quella palla è il tutto. Ogni cosa, ogni singola cosa, è già scritta in un libro. Ecco perché i libri tradizionali non mi interessano. Il mio vero capolavoro è al di fuori di questo mondo, al di là delle parole, al di là delle pagine. L’inseguire la perfezione di cento pagine, riempiendo ogni angolo di parole d’obbligo e vuoti concettuali, è solo una vana ricerca di qualcosa che non esiste.»

Michela Castelluccio