Nel 2025 si celebra il XVII centenario del Concilio di Nicea, un momento cardine nella storia del cristianesimo, convocato dall’imperatore Costantino nel 325 a Nicea, nell’Asia Minore, nell’attuale Turchia. Come spiega il saggista Giuliano Vigini, autore di numerosi commenti biblici e sull’opera di sant’Agostino, “In quell’occasione nasce il Credo, che rappresenta una preghiera che unisce il personale e il comunitario. In esso vengono espresse in modo sintetico le verità essenziali della fede, proclamando ad alta voce il mistero che ciascun credente vive e professa”. La storia del Credo è affascinante. “È un “simbolo” di identità condivisa, di fedeltà reciproca”, continua Vigini, “La formula elaborata a Nicea, arricchita dal Concilio di Costantinopoli del 381, è diventata il Credo che recitiamo ancora oggi durante la Messa”. Questo testo del IV secolo segna un punto di riferimento significativo, con una netta separazione tra il “prima” e il “dopo”». L’eco delle antiche Scritture è forte: già nell’Antico Testamento, nel famoso comando dato da Dio a Israele (Dt 6,4-9), c’era una professione di fede in un unico Dio, con il quale si stabilisce una relazione totale e personale (Amare Dio con tutto il cuore, l’anima e le forze). «Il Nuovo Testamento riprende questa proclamazione di fede nell’unico Dio», prosegue Vigini, “come è scritto in diversi passi, dove Dio è esaltato come il Signore Onnipotente, re e giudice supremo della storia, da cui tutto proviene e a cui tutto ritorna” (Rm 11,36; 2Cor 6,18; Gv 17,3). Vigini menziona anche il Credo di Paolo VI, conosciuto come il “Credo del popolo di Dio”, indetto nel 1967: egli non propose una nuova definizione dogmatica, ma un atto solenne di fede. Questo Credo riaffermava gli articoli del simbolo niceno-costantinopolitano, invitando i credenti a riappropriarsi di una fede chiara e sicura, in un tempo segnato da incertezze spirituali e confusioni dottrinali.

Già Papa Benedetto XVI, profondo conoscitore della storia teologica e fervente promotore dell’unità tra i cristiani, aveva già sottolineato l’importanza di questa ricorrenza con un discorso ufficiale pronunciato durante una solenne celebrazione nella Basilica di San Pietro: “Il Credo niceno – aveva dichiarato il Pontefice – non è solo una formula liturgica, ma il cuore pulsante della nostra fede, che ci unisce come cristiani al di là delle barriere temporali e culturali. In un tempo in cui la verità sembra frammentarsi in opinioni soggettive, la proclamazione di un Dio unico, Padre, Figlio e Spirito Santo, ci ricorda che l’unità è possibile solo nella verità”. In tal senso, il messaggio niceno testimonia la sua attualità in un mondo segnato da nuove forme di relativismo e sincretismo religioso, poiché è simbolo di unità non solo per la Chiesa cattolica, ma per tutti i cristiani. Nel suo discorso, è stato rivolto un invito particolare ai leader delle Chiese ortodosse e delle comunità protestanti, auspicando un rinnovato impegno ecumenico; egli ha affermato: “Come Costantino convocò vescovi da ogni angolo dell’impero per trovare una soluzione condivisa, così oggi siamo chiamati a superare le nostre divisioni e a riscoprire ciò che ci unisce: la comune professione di fede nel Cristo risorto”.

Nell’anno giubilare 2025 la ricorrenza del XVII centenario sarà  accompagnata da numerosi eventi liturgici, culturali e accademici. Tra questi, una mostra itinerante sui documenti storici del Concilio di Nicea, organizzata in collaborazione con i musei vaticani, e un congresso internazionale a cui parteciperanno teologi e storici di fama mondiale. Le celebrazioni culmineranno il 20 maggio 2025, anniversario dell’apertura del Concilio, con una solenne liturgia nella Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, presieduta da Papa Francesco insieme ai rappresentanti delle principali confessioni cristiane. Papa Francesco ha lanciato un appello alla Chiesa universale: “Il XVII centenario del Concilio di Nicea non sia solo una commemorazione storica, ma un’occasione per rinnovare il nostro impegno nella fede e nella carità. Come i Padri conciliari, anche noi siamo chiamati a testimoniare la verità del Vangelo con coraggio, in un mondo che ha più che mai bisogno della luce di Cristo”. Pertanto, l’invito del Sommo Pontefice è di andare oltre la rappresentazione di ricordo del passato, ma di recepire una chiamata profetica a guardare al futuro con speranza e determinazione, nel segno della fede e dell’unità.

Michela Castelluccio