Il 24 dicembre 2024, con l’apertura solenne della Porta Santa nella Basilica di San Pietro da parte di Papa Francesco, si aprirà ufficialmente il Giubileo del 2025. Un evento che affonda le sue radici nella notte dei tempi e che, ogni venticinque anni, trasforma Roma in un crocevia di popoli, culture e speranze. Non si tratta solo di un appuntamento religioso, ma di un fenomeno storico, sociale e persino artistico, che nei secoli ha plasmato il volto della Città Eterna e della cristianità stessa. La parola “Giubileo” deriva dall’ebraico Yobel, che indicava il corno d’ariete utilizzato per proclamare un anno speciale, ogni cinquant’anni, durante il quale i debiti venivano condonati, gli schiavi liberati, e la terra restituita ai legittimi proprietari. Era un tempo di restituzione, liberazione e riconciliazione. Quando nel 1300 Papa Bonifacio VIII proclamò il primo Giubileo cristiano, reinterpretò questa tradizione in chiave spirituale: non più la remissione dei debiti materiali, ma quella dei peccati. L’obiettivo era offrire ai fedeli un tempo di penitenza, conversione e rinnovamento interiore, attraverso l’indulgenza plenaria. Nel corso dei secoli, la frequenza del Giubileo si è modificata. Da evento secolare fu trasformato, a partire dal 1475, in celebrazione venticinquennale, per permettere a ogni generazione di vivere, almeno una volta nella vita, l’esperienza del pellegrinaggio a Roma e della riconciliazione. Un rito che ha saputo attraversare guerre, crisi, riforme e restaurazioni, conservando il suo fascino profondo. Ogni Giubileo è anche un atto di trasformazione urbana e artistica. Lo fu nel Rinascimento, quando il Giubileo del 1500 richiamò a Roma pellegrini e artisti da tutta Europa, e lo sarà anche nel 2025. Michelangelo, Raffaello, il Bramante: le loro opere sono state pensate anche in funzione di quei flussi straordinari di fedeli. Il colonnato del Bernini, che abbraccia Piazza San Pietro come le braccia di una madre, è esso stesso una risposta artistica al bisogno di accoglienza generato dal Giubileo. Nel 1575, per accogliere la moltitudine dei pellegrini, San Filippo Neri organizzò processioni e momenti di preghiera che trasformarono l’evento in un grande esercizio di carità e spiritualità condivisa. Nel 1600, Caravaggio portava nei suoi dipinti la drammaticità umana che il Giubileo cercava di redimere. E ancora nel 2000, con Papa Giovanni Paolo II, il Giubileo fu occasione per una riflessione storica sul ruolo della Chiesa nel mondo moderno e sulle sue ombre, con il coraggio di chiedere perdono per gli errori del passato.

Nel XXI secolo, il Giubileo ha smesso di essere soltanto un rituale liturgico per diventare una grande narrazione collettiva. È un invito alla mobilità dell’anima, al cammino dell’uomo verso qualcosa di più grande. Nel 2015, Papa Francesco ha indetto un Giubileo straordinario della Misericordia, ispirato alla compassione come linguaggio universale. Quel Giubileo non fu solo romano, ma diffuso: per la prima volta, ogni diocesi del mondo ebbe la sua Porta Santa, segno di un’apertura spirituale globale. Il Giubileo del 2025, annunciato con largo anticipo e atteso da milioni di fedeli, si inserisce in un’epoca segnata da tensioni, disuguaglianze e da una crescente sete di senso. Non è un caso che Papa Francesco lo abbia voluto sotto il segno della “speranza”: un Giubileo che guarda oltre la pandemia, le guerre, le divisioni, e invita a ritrovare il senso del cammino comunitario e del perdono. Formalmente il 24 dicembre 2024 alle ore 19, il rito dell’Apertura della Porta Santa di San Pietro, a cui seguirà la Messa della Notte celebrata dal Papa. Le altre tre Porte Sante — quelle delle basiliche di San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le Mura — verranno aperte nei giorni successivi. La conclusione del Giubileo è prevista per il 6 gennaio 2026, giorno dell’Epifania. In questo arco di tempo, i pellegrini saranno chiamati a compiere gesti di fede e riconciliazione, tra cui l’attraversamento delle Porte Sante, la confessione e la comunione, ma anche opere di misericordia corporale e spirituale, in una logica che unisce il sacro alla concretezza del vivere quotidiano. Il Giubileo è anche un evento che imprime una nuova fisionomia alla città di Roma. Nei secoli, ogni Giubileo ha lasciato un segno visibile: ponti, strade, ospedali, fontane. Anche per il 2025, sono previsti importanti lavori infrastrutturali: nuove fermate della metropolitana, percorsi pedonali, restauri monumentali. Si prevede un afflusso di oltre 30 milioni di persone: Roma, come sempre, sarà chiamata a essere non solo sede, ma cuore pulsante dell’evento. Un’occasione per riflettere su come il sacro possa convivere con il moderno, su come una città possa essere allo stesso tempo museo, santuario e luogo di futuro. Come già accaduto nel passato, l’arte e l’architettura accompagneranno il pellegrino, offrendo bellezza come anticamera del divino.

Michela Castelluccio