Vladivostok – Si è concluso di recente il Forum Economico Orientale, il più significativo evento della Russia dedicato alle sue regioni orientali e alle relazioni con i paesi asiatici. Tenutosi dal 3 al 6 settembre presso l’Università Federale dell’Estremo Oriente, sull’isola Russkij, ha accolto oltre 6.000 partecipanti. Durante il forum, sono stati affrontati temi centrali relativi all’economia dell’est russo, sia a livello nazionale che internazionale. Vladivostok e il suo territorio, il Primorskij Kraj, una regione sul Mar del Giappone al confine con Cina e Corea del Nord, hanno avuto particolare rilievo. La città, originariamente un avamposto militare fondato nel XIX secolo, mostra ancora tracce di quell’epoca nella sua struttura urbana, piuttosto diversa dalle classiche città di origine sovietica. Oltre al nome che significa “dominatrice dell’Oriente”, i fondatori inserirono riferimenti all’antica Grecia e Bisanzio, visibili nei nomi delle vie. Situata a più di 9.000 chilometri da Mosca e a poco più di 2.000 da Pechino, Vladivostok è stata per circa 40 anni una città chiusa agli stranieri fino al crollo dell’URSS, una situazione che ha frenato il suo sviluppo demografico, infrastrutturale e industriale. Tuttavia, il rilancio della città è avvenuto nel periodo post-sovietico, soprattutto grazie al settore marittimo. Fokino, una località vicina, continua tuttavia a mantenere lo status di città chiusa per via della presenza della flotta russa del Pacifico. Attualmente, Vladivostok conta circa 700.000 abitanti e, insieme alle regioni circostanti, affronta un costante spopolamento dovuto alla scarsità di infrastrutture e opportunità lavorative. Per contrastare questa tendenza, il governo russo ha lanciato programmi nazionali come “Demografia” e “Famiglia”, e sta valutando un investimento di un trilione di rubli per costruire una città satellite accanto a Vladivostok. Il forum ha visto la partecipazione di rappresentanti di numerosi paesi asiatici, in particolare delle nazioni ASEAN, oltre a Corea del Nord, Nepal e Cina. Quest’ultima ha ottenuto dal 2023 il permesso di utilizzare il porto di Vladivostok come fosse sul proprio territorio, senza dover pagare tasse alla Russia. È interessante ricordare che la zona apparteneva all’Impero cinese fino al 1860, anno della sua cessione all’Impero zarista. Nonostante le tensioni del passato, Cina e Russia stanno rafforzando i loro legami, spinti da interessi reciproci.
Dopo l’inizio del conflitto in Ucraina, la Russia si è progressivamente rivolta verso la Cina e altri paesi asiatici. L’industria cinese, fortemente dipendente dalle risorse russe, beneficia di questo rapporto, mentre Mosca garantisce stabilità nella regione e contribuisce a bilanciare l’influenza statunitense. Un’eventuale disgregazione della Russia rappresenterebbe un grande rischio per la Cina, il che spiega perché Pechino non abbia accettato le offerte di Washington per un’alleanza antirussa. Molti paesi asiatici, attratti dalle risorse energetiche e dalle opportunità economiche offerte dalla Russia, stanno rafforzando le relazioni con Mosca. Alcuni sono già membri dei BRICS+ (come l’India), mentre altri, come la Turchia e la Malesia, stanno valutando l’ingresso. D’altro canto, paesi come Corea del Sud e Giappone, legati militarmente agli Stati Uniti, hanno ridotto la cooperazione con la Russia a seguito delle sanzioni post-2022. Da un punto di vista militare, la baia di Vladivostok riveste un’importanza strategica: di recente si sono svolte esercitazioni congiunte tra la marina russa e cinese. Nonostante la crescente presenza di automobili cinesi in Russia, a Vladivostok il mercato è dominato dai veicoli giapponesi di seconda mano, e la maggior parte delle auto ha ancora la guida a destra, nonostante il traffico segua le regole della Federazione russa. Il porto di Vladivostok, pur movimentando un volume di merci inferiore rispetto ad altri porti asiatici come Busan o Shanghai, ha registrato recentemente un record mensile di 79.000 TEU e prevede di superare il milione di unità entro il 2025.
Vladimir Putin ha visitato Vladivostok dopo essere stato a Tuva per l’inaugurazione dell’anno scolastico e in Mongolia, dove è stato accolto nonostante il mandato di arresto della Corte Penale Internazionale. Durante il forum, Putin ha incontrato leader come il vicepresidente cinese Han Zheng e il primo ministro malese Anwar Ibrahim. Le sanzioni economiche contro la Russia stanno, paradossalmente, stimolando la sua economia: molti beni precedentemente importati dai paesi occidentali vengono ora sostituiti da prodotti cinesi o fabbricati localmente. La produzione industriale russa è in crescita, con un aumento del 4,8% a gennaio e un balzo del 36,5% nella produzione di computer ed elettronica. Infine, un tema centrale del forum è stato lo sviluppo energetico nucleare nell’estremo oriente russo, che potrebbe contribuire a riequilibrare il predominio energetico della parte europea del Paese.
di Michela Castelluccio


