Un cambiamento storico e controverso scuote il panorama dell’informazione slovacca: il Parlamento approva la fine della Radiotelevisione di Stato. L’opposizione grida al colpo di mano e si prepara a ricorrere alla Corte costituzionale.

Nelle sale del Parlamento slovacco si è consumato un passaggio che potrebbe segnare una svolta profonda nel rapporto tra governo, informazione e democrazia. Con 78 voti favorevoli, la maggioranza parlamentare guidata dal premier ha approvato la riforma che abolisce ufficialmente la RTVS – Radio e Televisione della Slovacchia, per sostituirla con un nuovo ente: la Slovenská televízia a rozhlas – STVR (Televisione e Radio Slovacca). Una semplice riforma amministrativa? Non secondo l’opposizione e le voci critiche interne ed esterne al Paese, che leggono in questa decisione l’ombra lunga di un tentativo di controllo politico sui media pubblici, in perfetto stile “illiberale”. Come nelle recenti derive mediatiche osservate in Ungheria o Polonia, anche in Slovacchia si teme che la televisione di Stato possa trasformarsi da cane da guardia della democrazia a megafono del governo. La decisione di Robert Fico arriva in un contesto già incandescente. L’attuale esecutivo, tornato al potere nel 2023 dopo un periodo di crisi politica e instabilità, è guidato da un premier che non ha mai nascosto le sue posizioni critiche verso le istituzioni europee, la stampa indipendente e l’opposizione. Lo stesso Fico, ferito in un attentato a colpi di pistola lo scorso 15 maggio, ha definito il suo aggressore come “il messaggero del male e dell’odio politico seminato da un’opposizione fallita e frustrata”. Un tono che ha accompagnato anche la narrazione del governo sulla necessità della riforma: secondo i sostenitori del provvedimento, RTVS sarebbe diventata negli anni un feudo ideologico, schierato apertamente con l’opposizione e distante dalla “realtà” del Paese. La soluzione? Chiuderla, azzerare la governance e ripartire da zero con una nuova entità, la STVR, che — nelle intenzioni ufficiali — dovrebbe garantire pluralismo e imparzialità. Ma molti temono l’esatto contrario. Durante il dibattito parlamentare e nei giorni successivi, migliaia di cittadini sono scesi in piazza a Bratislava, rispondendo all’appello del partito Slovacchia Progressista, principale forza di opposizione. A manifestare non sono stati solo attivisti e politici, ma anche centinaia di giornalisti, intellettuali, accademici e comuni cittadini, convinti che la soppressione di RTVS rappresenti una minaccia alla libertà di stampa e un passo verso la concentrazione del potere mediatico nelle mani dell’esecutivo. La nuova legge prevede non solo la creazione di una nuova emittente, ma anche la revoca immediata del mandato dell’attuale direttore generale della RTVS, una figura considerata indipendente e rispettata. L’opposizione ha annunciato l’intenzione di ricorrere alla Corte costituzionale, accusando Fico di agire secondo un “manuale dell’autocrate”, in un processo di erosione graduale ma sistematica dei contrappesi democratici. Le preoccupazioni non si fermano ai confini nazionali. L’Unione Europea, diverse organizzazioni giornalistiche internazionali e perfino alcuni governi stranieri hanno espresso forte preoccupazione. In un momento storico segnato da una crescente polarizzazione e da un’ondata populista che ha messo sotto pressione i media pubblici in vari Paesi dell’Est Europa, il caso slovacco potrebbe rappresentare un nuovo banco di prova per le istituzioni europee sul fronte dello stato di diritto. Anche in patria, la questione non riguarda solo la libertà d’informazione, ma riflette una frattura profonda nella società slovacca, tra chi ritiene necessario un cambio di rotta per contrastare il presunto “pregiudizio mediatico”, e chi invece teme un ritorno a forme di controllo governativo che riportano alla memoria i tempi oscuri del blocco sovietico, quando la verità era unicamente quella decisa dal partito al potere. A Slovenská televízia a rozhlas nascerà dunque sulle ceneri della RTVS, ma con quali garanzie? Chi nominerà i vertici? Quale sarà il grado di indipendenza editoriale? Quali meccanismi di controllo e trasparenza saranno adottati per evitare un uso strumentale dell’informazione? Al momento, queste domande restano senza risposta. Quel che è certo è che la battaglia per l’informazione in Slovacchia è tutt’altro che conclusa. E il modo in cui verrà scritta questa pagina potrà influenzare non solo la qualità della democrazia slovacca, ma anche il clima politico in una regione dell’Europa dove la libertà di stampa è sempre più sotto attacco.

Michela Castelluccio