C’è una nuova boccata d’ossigeno per le famiglie italiane con figli piccoli. Dall’11 marzo è ufficialmente possibile presentare domanda per il Bonus nido 2024, una misura economica promossa dall’INPS che intende alleggerire il peso delle spese per l’asilo nido o per l’assistenza domiciliare ai bambini sotto i tre anni affetti da gravi patologie croniche. Un aiuto concreto, potenziato quest’anno grazie all’ultima Legge di Bilancio, che punta a rafforzare il sostegno alla genitorialità e incentivare la conciliazione tra vita familiare e lavoro.

A chi è rivolto il bonus?
Il Bonus nido si rivolge ai genitori di bambini sotto i tre anni, che abbiano necessità di: sostenere le rette di frequenza di asili nido, pubblici o privati autorizzati; ricevere assistenza a domicilio per minori affetti da gravi patologie croniche che impediscono la frequenza di strutture educative. Il contributo varia in base alla fascia ISEE e alla composizione familiare, ed è pensato per favorire in particolare i nuclei familiari numerosi o con redditi medio-bassi.

Quanto spetta? Le novità del 2024
La cifra del bonus cambia a seconda della situazione economica della famiglia (certificata tramite ISEE minorenni) e della presenza di altri figli sotto i dieci anni. La novità principale introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 riguarda proprio i genitori di bambini nati quest’anno, che abbiano già un altro figlio con meno di dieci anni: per loro, l’importo massimo del bonus può arrivare fino a 3.600 euro all’anno, ripartito in 11 rate mensili.

Vediamo nel dettaglio le fasce:

✅ Per i nati nel 2024 con un fratellino/sorellina sotto i 10 anni:
ISEE minorenni ≤ 40.000 euro: bonus massimo di 3.600 euro (10 rate da 327,27 € e una da 327,30 €);

ISEE minorenni > 40.000 euro o assente: bonus ridotto a 1.500 euro (10 rate da 136,37 € e una da 136,30 €).

✅ Per tutti gli altri bambini sotto i 3 anni:
ISEE ≤ 25.000,99 euro: fino a 3.000 euro (10 rate da 272,73 € + una da 272,70 €);

ISEE da 25.001 a 40.000 euro: fino a 2.500 euro (10 rate da 227,27 € + una da 227,30 €);

ISEE sopra i 40.000 euro o non calcolabile: bonus massimo di 1.500 euro, come nei casi di difformità, omissioni o assenza dell’ISEE minorenni.

In sintesi, la soglia di accesso più vantaggiosa è riservata alle famiglie con figli multipli e redditi medio-bassi, in una logica di redistribuzione mirata.

Come si presenta la domanda?
La richiesta del bonus avviene esclusivamente online, tramite il portale INPS nella sezione dedicata, autenticandosi con:

SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale),

CIE (Carta di Identità Elettronica 3.0),

CNS (Carta Nazionale dei Servizi),

o tramite patronato, per chi desidera assistenza nella procedura.

Una volta inviata la domanda, sarà necessario allegare la documentazione di spesa relativa alle rette o all’assistenza domiciliare: ricevute, fatture, o documenti che attestino la frequenza o la prestazione ricevuta. Il termine ultimo per presentare tutta la documentazione è il 31 luglio 2025.

Come avviene il pagamento?
Il rimborso avviene mensilmente, con accredito tramite il canale scelto al momento della domanda: conto corrente, carta prepagata o bonifico domiciliato. L’importo sarà proporzionale alle spese effettivamente sostenute e documentate. Il Bonus nido si inserisce nel più ampio disegno delle politiche familiari italiane, spesso criticate per la loro frammentarietà ma in evoluzione verso una maggiore organicità. In un Paese dove la natalità è ai minimi storici e le donne faticano ancora a conciliare maternità e lavoro, interventi come questo non sono solo una misura di sostegno, ma un investimento sul futuro demografico e sociale. L’accesso a servizi per l’infanzia di qualità e a costi sostenibili è uno degli strumenti fondamentali per ridurre le diseguaglianze, contrastare la povertà educativa e incentivare la partecipazione femminile al mercato del lavoro. Ma il bonus, da solo, non basta: resta fondamentale il rafforzamento della rete di asili pubblici sul territorio nazionale e una semplificazione dell’accesso a tutte le misure esistenti. Perché ogni bambino, a prescindere dal luogo in cui nasce, abbia davvero le stesse opportunità.

Michela Castelluccio