Approfondire la figura del politico e storico Giustino Fortunato, è di notevole importanza per poter confrontarsi con il suo pensiero, con le sue opere, nel contesto della storia italiana postunitaria, con riferimento ai complessi temi del meridionalismo. Avvicinarsi ai vari aspetti del suo pensiero, alle sue intuizioni, analisi storiche, economiche, sociali, significa trarre profondi spunti di riflessione, per mettere in campo progetti concreti, mirati al bene delle comunità, e al riscatto del Mezzogiorno d’Italia.
Benedetto Croce definì Fortunato “il primo a sentire il problema meridionale, in tutta la sua grandezza e asprezza”.
A Rionero in Vulture, nel pomeriggio dello scorso 15 dicembre, si è tenuto, presso il Palazzo Giustino Fortunato, un importante convegno, denominato “Dibattito intorno al volume ‘Don Giustino- il testamento alla sua città natale’, e coordinato dal giornalista Donato Michele Mazzeo.

Vi sono stati gli interventi, esaustivi e carichi di spunti di riflessione, di Valentino Romano, storico; Antonio Macchia, nipote di Giustino Fortunato (UNITE- Club dei Lettori Giustino Fortunato);  Michele Pinto (Deputazione Storia Patria); Antonio Cecere (ISS- San Marino).
Si è discusso ampiamente del grande impegno di Giustino Fortunato nello studio approfondito della crisi sociale ed economica del sud dopo l’unità nazionale; dei suoi vari interventi messi in atto per fronteggiare la ‘questione meridionale’; del suo impegno per migliorare le infrastrutture, l’alfabetizzazione e la sanità nel Mezzogiorno; del suo pensiero focalizzato sui vari aspetti geologici, economici e storici, che ha esercitato una rilevante influenza su molti meridionalisti, e sul panorama politico- culturale del tempo.

L’obiettivo prevalente dell’evento culturale, che ha riscosso ottimi consensi, è stato quello di focalizzarsi sulle opere principali di Fortunato, e sull’importanza di approfondire, senza sosta, soprattutto da parte delle nuove generazioni, tutte le tematiche a esso legate.
Quella di Giustino Fortunato– ha dichiarato il dirigente scolastico emerito Michele Pinto- è una grande figura di riferimento, soprattutto per i giovani. Conoscerlo significa conoscere quelle che erano le condizioni della Basilicata, del sud Italia, prima e dopo l’unificazione del Regno. Evidenzio, inoltre, che avvicinarsi alla figura di Fortunato significa cogliere alcuni aspetti positivi di un pensiero meridionalista, che non è un pensiero separatista, ma inclusivo, ed è molto importante riflettere, soprattutto alla luce di quelle forze politiche che, negli ultimi tempi, stanno portando avanti il disegno dell’autonomia differenziata. Il pensiero fortunatiano pone alla base l’esigenza di eliminare le due Italie, e di far sì che il Mezzogiorno si riappropri delle sue possibilità, divenendo parte integrante di una Italia libera, democratica, che guarda avanti. L’obiettivo dell’evento che abbiamo messo in campo- ha concluso– è stato quello di riproporre la figura di Giustino Fortunato, la sua azione politica in difesa del Mezzogiorno, delle classi più umili, ed è stata un’ottima occasione per lanciare un’idea: la ripresa dell’annuale Premio Fortunato, oltre che l’intento di mobilitare le forze sociali, culturali e politiche della nostra realtà regionale- e non solo- ma soprattutto rionerese, affinché nella piazza principale di Rionero, intestata al nostro più illustre cittadino, venga eretto un monumento che lo ricordi perennemente”.