Con l’arrivo della primavera, milioni di persone tornano a fare i conti con le allergie stagionali. Ma se antistaminici e cortisonici restano ancora i principali alleati nella gestione dei sintomi, la ricerca scientifica apre scenari promettenti: tra immunoterapia e anticorpi monoclonali, si affaccia anche l’ipotesi di un vaccino antiallergico.
Con l’inizio della bella stagione, si riaffaccia puntualmente un problema che interessa una fetta sempre più ampia della popolazione: le allergie. Secondo le stime della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP), almeno un bambino su due sotto i 14 anni soffre oggi di una qualche forma di allergia. Una cifra in costante aumento, che riflette l’impatto crescente di queste patologie sulla salute pubblica. Le forme allergiche più diffuse sono di natura respiratoria, e rappresentano circa il 50% di tutti i casi. A queste si aggiungono le allergie cutanee, come la dermatite atopica e l’orticaria, e quelle alimentari, che colpiscono una percentuale minore (circa il 4-5% della popolazione pediatrica) ma che possono comportare conseguenze gravi, soprattutto nei soggetti più piccoli. Tra le forme più note, la rinite allergica e l’asma bronchiale spiccano per incidenza e impatto sulla qualità di vita. I sintomi includono congestione nasale, starnuti, prurito, lacrimazione, tosse persistente e difficoltà respiratorie. In primavera, il polline rappresenta il principale nemico per chi è sensibile agli allergeni ambientali. I segnali di un’allergia possono variare a seconda del tipo di reazione e dell’età del paziente. Nei casi più comuni, come la rinite allergica stagionale, si osservano sintomi respiratori sovrapponibili a quelli di un comune raffreddore, ma che persistono nel tempo e tendono a peggiorare in presenza dell’allergene. La congiuntivite allergica, invece, si manifesta con occhi arrossati, gonfi e pruriginosi. Le allergie alimentari possono dare origine a sintomi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea), orticaria o, nei casi più gravi, shock anafilattico. È importante sottoporsi a test allergologici specifici (prick test, dosaggio delle IgE specifiche, test di provocazione) per individuare la causa scatenante e impostare una corretta strategia terapeutica. “Oggi la diagnosi allergologica è molto più raffinata rispetto al passato,” spiega il prof. Gianluigi Marseglia, presidente della SIAIP, intervistato da Virgilio Notizie. “Siamo in grado di identificare non solo l’allergene, ma anche la singola componente molecolare responsabile della reazione. Questo ci consente di sviluppare terapie sempre più mirate e personalizzate.”
Accanto ai farmaci classici – come antistaminici, corticosteroidi e broncodilatatori – negli ultimi anni si è assistito a un crescente utilizzo dell’immunoterapia specifica (AIT), comunemente nota come “vaccino per le allergie”. Si tratta di una desensibilizzazione attiva che consiste nella somministrazione controllata e progressiva dell’allergene responsabile, con l’obiettivo di “educare” il sistema immunitario a tollerarlo. “Il principio dell’immunoterapia allergene-specifica è noto da oltre un secolo, ma oggi si applica con maggiore precisione e sicurezza – sottolinea Marseglia – e rappresenta l’unica terapia in grado di modificare il decorso naturale della malattia.” Nel 2022, un’équipe dell’Università di Medicina di Vienna ha pubblicato uno studio pionieristico sul Journal of Allergy and Clinical Immunology, individuando con precisione il meccanismo d’azione dell’allergene Art v 1, la proteina principale del polline di artemisia comune (Artemisia vulgaris), una delle cause più frequenti di allergie estive in Europa. Gli scienziati guidati da Winfried Pickl hanno scoperto come gli anticorpi di tipo IgE riconoscano e si leghino all’allergene, innescando una risposta immunitaria esagerata. Ancora più interessante è la possibilità, dimostrata nello studio, di contrastare tale reazione tramite l’impiego di anticorpi IgG, in grado di “neutralizzare” l’allergene prima che scateni l’iperattività del sistema immunitario. Questa scoperta apre la strada allo sviluppo di un vero e proprio vaccino antiallergico: una terapia profilattica, basata su frammenti proteici modificati dell’allergene, che potrebbe in futuro prevenire le allergie stagionali prima ancora della loro comparsa.
Per i pazienti più gravi, che non rispondono ai trattamenti convenzionali, esiste oggi un’opzione terapeutica rivoluzionaria: gli anticorpi monoclonali. Questi farmaci biotecnologici agiscono in modo selettivo su specifici mediatori dell’infiammazione allergica, come l’interleuchina-4, -5 o -13. “Si tratta di una svolta per chi soffre di forme gravi di asma, dermatite atopica o orticaria cronica refrattaria – spiega Marseglia – ma sono terapie costose e riservate a pazienti selezionati, da somministrare sotto stretto controllo ospedaliero.” I criteri per l’accesso includono la documentata inefficacia dei trattamenti standard, l’elevata frequenza delle crisi allergiche e l’impatto invalidante sulla vita quotidiana. Nei bambini, ad esempio, l’uso dei monoclonali è giustificato in presenza di asma severa non controllata, che compromette il sonno, la frequenza scolastica e le attività sociali.
Le allergie non sono più da considerare semplici fastidi stagionali. La loro diffusione crescente, la varietà dei sintomi e l’impatto sulla vita quotidiana rendono necessaria una maggiore consapevolezza da parte dei pazienti e un costante aggiornamento da parte della comunità scientifica. La buona notizia è che la medicina di precisione e le biotecnologie stanno aprendo scenari sempre più promettenti. Immunoterapia, anticorpi monoclonali e l’ipotesi di un futuro vaccino potrebbero, nei prossimi anni, cambiare radicalmente la gestione delle patologie allergiche. Ma, come sempre, la prevenzione e una diagnosi precoce restano le armi più efficaci per affrontarle.
Michela Castelluccio


