I dati OCSE fotografano la situazione: gli stipendi non crescono e il potere d’acquisto diminuisce

L’OCSE ha evidenziato che in Italia, negli ultimi 30 anni, la variazione dei salari ha registrato un trend negativo: -2,9%. In Francia, per fare un parallelismo, le retribuzioni sono aumentate del 31%. Siamo l’unico Paese posto sotto la lente d’ingrandimento dell’OCSE ad avere percentuali col segno meno. Se calcoliamo, secondo uno studio del Ministero del Lavoro sotto la guida di Andrea Orlando, che di media gli occupati in Italia sono 23 milioni, si evince, stando ai numeri esplicitati dalla ricerca, che quasi 6 milioni di lavoratori sono poco al di sopra della soglia di sopravvivenza.

I contratti pirata

Il dato più angosciante lo si rileva leggendo un pezzo illuminante su La Stampa: su 1000 contratti depositati, 800 sono pirata. L’Ispettorato Nazionale del Lavoro definisce il fenomeno dei contratti pirata dumping.  Il Consiglio di Stato ha sentenziato nel 2017 che i contratti pirata sostanzialmente ledono il principio della concorrenza. Parliamo di associazioni imprenditoriali che trattano con delle sigle sindacali poco rappresentative e gli accordi che si vanno a chiudere incidono negativamente sui diritti dei lavoratori in maniera prorompente. E così ci ritroviamo con il 30% dei lavoratori dipendenti che guadagna meno di 12mila euro lordi l’anno. I settori in cui si avverte maggiormente il disagio sono il turismo e i servizi alla persona: le donne percepiscono salari più bassi dei loro colleghi uomini.

Le P.IVA e i collaboratori domestici

Tra le P.IVA e i collaboratori domestici si esplicitano situazioni paradossali: 211mila collaboratori nel 2021 hanno percepito di media 8.500€ lordi. Sulle giovani P.IVA si desume l’assoluta mancanza di visione del nostro Paese. Di media gli under 34 (il 33% della platea) percepiscono 12.300€ annui, tra i 35 e i 64 anni 17.600€, gli over 65 18.300€.  I professionisti si attestano sui 15.800€ lordi annui, gli uomini di media raggiungono i 18.400€, le donne, che sono circa la metà della platea, 13.200€.

I ricercatori in un’Università assente

Per terminare la lista della spesa e far comprendere quanto l’Italia non abbia uno sguardo verso il futuro, basta analizzare un ultimo dato: di media un un assegno di ricerca è di 1.400€ al mese, quando negli altri Stati è di 2.000€. Un dottorato di ricerca viene contrattualizzato a 1.132€ sia al sud che al nord. E questa è l’Università, un luogo nel quale dovrebbero crescere le nostre intelligenze, formarsi e diventare classe dirigente.

Servono urgentemente riforme

Se si dovesse andare a trovare la causa della frustrazione degli italiani, i grandi discorsi e i giri di parole sarebbero pleonastici: la risposta sta tutta nei numeri di un mercato del lavoro davvero avvilente. Le riforme, per ridare dignità agli italiani, sono imprescindibili e improrogabili. Adesso abbiamo un governo con una maggioranza bulgara e con una prospettiva temporale di cinque anni: la vera scommessa sta nel riportare i diritti al centro dell’azione politica, il resto è solo un fastidioso rumore di sottofondo.

Giovanni Petilli