Gravidanza surrogata: da tematica sociale a scontro tra tifoserie

Parliamoci chiaro: il tema della maternità surrogata o gravidanza surrogata è un’arma di distrazione di massa. E parliamoci ancora più chiaro: dividere le tifoserie su una questione che appartiene alla coscienza di ognuno fa comodo sia alla destra che alla sinistra. Distrae, appunto, l’opinione pubblica dai veri drammi che vive questo Paese: Il potere d’acquisto degli italiani è eroso sempre più dall’inflazione, i tassi di interesse non consentono dei mutui ragionevoli, i contratti di lavoro non garantiscono in molti casi una vita dignitosa, gli stipendi sono fermi al palo da troppo tempo, i giovani vanno via in cerca di un futuro migliore, la crisi demografica sta diventando una vera emergenza.

Sui diritti ci vuole un Referendum.

Non fraintendetemi, le tematiche concernenti i diritti sono serie e dovrebbero essere poste al vaglio dei cittadini attraverso un referendum. Le leggi, in tal senso, dovrebbero rispecchiare la famosa e tanto decantata volontà popolare.

Le persone si sono espresse sul meccanismo del Consiglio Superiore della Magistratura non conoscendo le prerogative dell’organo di autogoverno dei magistrati e oggi non si interroga il popolo sovrano rispetto a un’idea di società? Il divorzio e l’aborto sono state delle autentiche rivoluzioni e gli italiani, in un periodo storico di grandi cambianti, hanno scelto dopo aver dibattuto anche aspramente. La politica, in questo caso, non si nasconde dietro il referendum, ma si affida alla capacità di discernimento di un’intera nazione.

Il Governo e le opposizioni devono occuparsi principalmente di lavoro, pensioni, economia, politica energetica, politica estera: tutte incombenze inderogabili che dovrebbero essere affrontate con competenza e lungimiranza da una classe dirigente seria e preparata.

La lezione francese e la rassegnazione italiana

In Francia, in questi giorni, il vento della protesta ha messo in crisi il Governo che è passato attraverso le forche caudine del voto di fiducia del parlamento. La Riforma delle pensioni ha mobilitato tutti i sindacati e Melenchon e Le Pen stanno soffiando sul fuoco dello sdegno per far capitolare la Premier Elisabeth Borne. Macron sta utilizzando ogni arma a sua disposizione per scrivere la storia ad ogni costo. Chirac, nel 2006, ritirò il Contratto di Primo Impiego inviso ai sindacati e soprattutto agli studenti. La reazione dei francesi fu così violenta che il Presidente della Repubblica dovette fare una repentina retromarcia.

In Italia la professoressa Fornero, Ministro del welfare del governo di emergenza nazionale di Mario Monti, si mise a piangere nel corso della conferenza stampa nella quale annunciò agli italiani la riforma delle pensioni. Eravamo in piena tempesta finanziaria, tutti noi scoprimmo lo spread, l’Italia rischiava il default, Berlusconi fu costretto a rassegnare le dimissioni nelle mani dell’immarcescibile Napolitano e il popolo italiano accettò passivamente senza alzare barricate: questo in Francia non sarebbe accaduto.

Ma del resto la Francia è diventata nazione secoli prima di noi, ha vissuto la tragicità della rivoluzione francese per sancire dei principi entrati a pieno titolo in tutte le Costituzioni democratiche occidentali, ha combattuto il nazismo quando non si intravvedeva neanche la minima possibilità di vincere l’invasore, ha processato il maresciallo Pétain.

L’Italia è stata unificata da una monarchia che ha mandato l’esercito nel mezzogiorno e ha ordinato spietate fucilazioni, ha vissuto una guerra civile di cui ancora oggi si vedono gli strascichi ideologici, non è mai diventata nazione sino in fondo.

Churchill aveva ragione.

Si dice che Churchill avesse coniato un aforisma efficace per definirci: “Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio”.

Vera o apocrifa che sia, non possiamo negare che dietro queste parole si celi una verità scomoda: quando dobbiamo combattere le battaglie giuste, spesso rimaniamo al balcone a guardare.

Giovanni Petilli