L’emigrazione dei giovani italiani: i numeri sono impietosi.

L’Istat lo dice chiaro e con la forza dei numeri: l’8% dei giovani italiani emigra all’estero. Le motivazioni sono principalmente due: maggiore possibilità di fare carriera e una retribuzione più alta del 41,8% già dal primo anno . Dal 2012 al 2021 abbiamo perso circa un milione di giovani italiani e la fascia d’età più propensa a lasciare il belpaese è quella tra i 25 e i 34 anni. Nel 2012 il 5% del totale dei laureati ha scelto di fare le valigie, nel 2018 l’8,9% e nel 2021 il 6,7%. Solo gli anni della pandemia hanno rallentato una migrazione costante e, stando ai dati, inarrestabile.

Il Sud si impoverisce.

Ma se il Nord Italia riesce a sopperire avvalendosi del capitale umano del mezzogiorno, il sud sta vivendo uno dei peggiori esodi della sua storia. Pare si stia tornado agli anni ’60, quando a partire erano contadini in cerca di futuro nelle fabbriche torinesi e nei grossi plessi industriali della Germania dell’Ovest. Oggi la situazione rischia di scapparci di mano: partono giovani altamente formati, pezzi di classe dirigente, intelligenze che avrebbero potuto creare sviluppo economico e sociale. Basti pensare che nel solo 2020, dei 67mila giovani che hanno lasciato la loro terra, il 40% è laureato. E le immatricolazioni delle università meridionali testimoniano che il fenomeno migratorio si genera da subito, non appena i nostri ragazzi superano l’esame di maturità.

Il calo demografico.

Ma ciò che spaventa maggiormente è il calo demografico. Nelle scuole italiane circa 130mila banchi ogni anno rimangono vuoti. Se procediamo con questo andamento, nei prossimi dieci anni perderemo 1,4milioni di studenti. In Europa siamo uno dei Paesi, insieme alla Grecia, che ha un maggiore tasso d’uscita rispetto al tasso d’entrata per quanto concerne la mobilità studentesca.

Forse è anche colpa nostra.

Gli appelli alla politica in questi anni si sono sprecati. Ogni volta si promettono cambi di passo, valorizzazione delle competenze, merito. Ma se non finanziamo la ricerca, non paghiamo di più le nostre intelligente, non cerchiamo di attrarre cervelli investendo sulle loro idee,  non mettiamo mano ad una scuola spesso non al passo con i tempi, non urliamo con tutto il fiato in corpo che i nostri figli e nipoti hanno il diritto di vivere con le loro famiglie nella loro Regione, se non chiediamo questo alla politica e ci accontentiamo del “piacerino” o della “leccata d’asfalto”, saremo destinati all’estinzione come i dinosauri. E ad ucciderci non sarà una glaciazione o un asteroide, ma semplicemente la nostra ignavia, la nostra indolenza, la nostra mancanza di coraggio.

Giovanni Petilli