Il Premier: un nuovo rapporto tra fisco e contribuente

Lo sguardo divertito, irriverente, impertinente del Presidente Meloni, mentre si appresta a prendere la parola al congresso della CGIL, è eloquente. Il gruppo di delegati, che contesta la presenza del Premier intonando “Bella Ciato”, testimonia la distanza siderale tra due culture agli antipodi.

Ma Giorgia Meloni non è donna che si lascia scoraggiare, risponde con un sorriso sardonico e racconta la sua idea di nazione. Il Consiglio dei Ministri ha, da poche ore, inaugurato la riforma fiscale, che nel giro di qualche anno porterà alla tanto agognata “Flat Tax”. Meloni, nel suo intervento, evidenzia un nuovo rapporto tra fisco e contribuente, rivendica la sua idea di crescita economica, boccia il salario minimo, assicura un ascolto attento e senza pregiudizi, invita il sindacato a non abdicare al ruolo di difensore dei diritti dei lavoratori, tutti i lavoratori.

La necessità di allargare le tutele.

L’evento storico certamente non può essere ridimensionato nelle sue proporzioni, anche perché il sindacato non è un luogo nel quale si possono accettare a cuor leggero proposte di un leader di destra che sostiene la tesi del presidenzialismo e getta alle ortiche il Reddito di Cittadinanza, bollandolo come mero assistenzialismo.

Landini, nella sua relazione, evidenzia la propensione di questo governo nel salvaguardare i più ricchi e dimenticare i poveri, ma nello stesso tempo sottolinea la necessità di allargare le tutele anche a quei lavoratori lasciati alla mercé di contratti oggettivamente indegni. Meloni, sull’estensione delle tutele, apre le porte alla discussione.

Il tempo della contrapposizione ideologica è terminato e certamente non si può rimanere fermi al palo perché non si è ancora superato il trauma della guerra civile e non si riesce a non patteggiare per i partigiani o i repubblichini, rinfocolando un infinito derby che ha caratterizzato gli anni più bui del nostro Paese.

Meloni è conservatrice, a tratti anche liberale. Certo, la classe dirigente di FDI assume degli atteggiamenti nostalgici, ma deve essere giudicata sulla sua capacità di governare i processi e non sul folklore. Frange pericolose di destra esistono, sono anche radicate in diversi contesti sociali e rispecchiano quel revanscismo politico mai sopito, però fortemente ridimensionato.

Il sindacato e la sua dimensione in un mondo globalizzato

A sinistra, invece, Schlein comincia a raccontare la sua visione di società: multietnica, foriera di diritti per il mondo lgbt, aperta e inclusiva, al fianco degli ultimi. La politica pare stia imboccando il percorso giusto e ogni compagine si identifica, si caratterizza, sceglie il proprio elettorato di riferimento.

Adesso tocca al sindacato innovarsi e recuperare la sua dimensione in un mondo ormai stravolto dalla globalizzazione. Il sindacato deve trovare nuovi stimoli, combattere battaglie più ardue e vincerle.

Non siamo nel 1970 e la classe operaia non è andata in paradiso, ma è rimasta schiacciata dalla concorrenza orientale: ecco perché, oggi più che mai, un sindacato entusiasta e coinvolgente, che riprenda lo spirito degli anni in cui lo Statuto dei Lavoratori divenne realtà, non solo è auspicabile, ma è imprescindibile per una democrazia compiuta come ambisce ad essere quella italiana.

Giovanni Petilli