I “ritocchi” alla Buona Scuola del nuovo Ministro Valeria Fedeli

Pubblicato: Giovedì, 05 Gennaio 2017

di Stefania Lauria

La Riforma della Scuola è stata il “tallone di Achille” del governo Renzi, e sono in molti a pensare che abbia inciso sul negativo esito referendario. Non a caso, nel rimpasto operato dal nuovo presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni,  le conseguenze più pesanti  le ha pagate il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, sostituita da Valeria Fedeli (così come ad essere sostituito dal lucano Vito De Filippo, è stato anche il sottosegretario Davide Faraone,ndr). 

Il “debutto” di Fedeli non è però stato dei migliori: a neanche ventiquattro ore dal suo giuramento, sono scoppiate diverse polemiche relative al titolo di studio. Nel curriculum del ministro infatti, era indicato un titolo di laurea mai conseguito. All’esordio, non proprio rassicurante, è però seguito un impegno preciso, che complice i suoi trascorsi sindacalisti ha spinto il neo ministro a compiere, come primo passo,  un doveroso riavvicinamento  proprio ai sindacati, nel tentativo di ricucire gli strappi, le tensioni  e incomprensioni che hanno sin dall’inizio caratterizzato i rapporti tra le principali sigle sindacali e il dicastero  guidato dalla Giannini. L’apertura al dialogo da tempo auspicata, unita ad un’indubbia e maggiore propensione al confronto da parte di Fedeli, ha consentito nell’incontro dello scorso 29 Dicembre, di siglare un accordo politico di cui tutti si sono ritenuti soddisfatti. Quest’ultimo dovrà essere tradotto,entro metà mese, nel contratto nazionale annuale. Intanto un nuovo incontro è stato fissato per il prossimo 9 Gennaio.

Il Neo ministro, dal canto suo, ha comunque tenuto a precisare che queste “operazioni” non mirano a stravolgere l’impianto della Buona Scuola, ma solo a migliorarne alcuni aspetti. 

Quali sono gli interventi previsti? 

Partiamo dalla mobilità. Tutti  potranno presentare liberamente domanda ad un istituto. Sarà consentito esprimere fino a 5 preferenze tra cui ambiti e/o singole province, anche di Regioni diverse.

E’ prevista inoltre la revisione delle tabelle dei punteggi in modo da valorizzare il servizio pre- ruolo.

Il passaggio di titolarità sarà regolamentato da un preciso percorso di contrattazione; mentre la ripartizione dei posti riguarderà nel 60% le nuove assunzioni, nel 30% la mobilità e nel 10% la mobilità professionale.  Riguardo poi i trasferimenti, tutti potranno chiederlo in un’unica fase e per ogni singolo livello d’istruzione: materna, elementare,medie e superiori.

E’ opportuno ricordare, che queste modifiche vanno inoltre a ridimensionare la tanto osteggiata” chiamata diretta”, in realtà uno dei temi più controversi e attaccati della riforma scolastica del governo Renzi. Ma sulla “chiamata diretta”, ancora c’è da lavorare. I sindacati non sono infatti riusciti, al momento, nell’arduo compito di farla cancellare. Si tenterà, probabilmente, di trovare una soluzione a metà strada. 

Nel nuovo anno, dovrebbero poi vedere la luce le 9 leggi delega alla L. 107/15: tra cui la revisione del percorso formativo 0-6, il sostegno e ancora la riforma del reclutamento e quella della formazione.

Previsti anche diversi concorsi. Non solo infatti dovrebbe concludersi quello per gli oltre 63000 docenti, ma proprio nelle prime settimane del nuovo anno è attesa la pubblicazione del concorso per dirigenti scolastici, la cui principale novità sarà quella di essere gestito, per la prima volta, direttamente dal MIUR. Requisiti di partecipazione saranno: la laurea e l’assunzione a tempo indeterminato; non saranno quindi più necessari i cinque anni di ruolo dato che nel conteggio degli anni si terrà conto anche del precariato. Inoltre le prove non saranno più regionali ma decise direttamente dal Ministero.

Novità in arrivo anche per i laureati sprovvisti di abilitazione. E’prevista in primavera la riapertura delle graduatorie di istituto, che consentirà ai laureati di potersi inserire nella III fascia, ai neo-abilitati di passare nella II fascia e a coloro già presenti di aggiornare il proprio punteggio.

Infine è previsto anche il rinnovo del contratto di categoria, fermo al 2009 e il bonus annuale da 500 euro per l’auto-aggiornamento professionale.

Non si può parlare certo di cambio di rotta,ma sicuramente di impliciti “mea culpa”, che hanno probabilmente persuaso Fedeli a rivedere alcuni punti di una riforma, che sin dall’inizio non ha convinto, soprattutto coloro che la scuola la vivono quotidianamente e di cui conoscono pregi e difetti. Quell’esercito di docenti che si è battuto strenuamente per essere ascoltato ma che ha ricevuto solo dinieghi o peggio ancora false speranze. Il nuovo ministro  sembra dunque aver intrapreso un atteggiamento  più flessibile o quanto meno di maggiore disponibilità. Che sia davvero la (S)volta Buona?

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