Piazza Grande

Pubblicato: Martedì, 25 Ottobre 2016

di Pasquale Caputi

Abbiamo assistito, e continuiamo ad assistere, in queste settimane al Festival dell’Acquisto del Potenza Calcio. Un po’ come quando si fanno i nomi per i possibili vincitori del premio Oscar, così si sono fatti i nomi dei possibili acquirenti del club rossoblu.

Alcuni più o meno veri, altri completamente inventati e quando arriva la smentita della notizia, il tenore della dichiarazione dell’imprenditore di turno è sempre lo stesso, ovvero: non siamo interessati per il momento al Potenza. Se un domani questo dovesse accadere non si farebbe parte di nessuna cordata ma lavoreremmo da soli per raggiungere obiettivi importanti.”, che tradotto suonerebbe più o meno così: “Se ci fossimo noi alla guida del Potenza lo porteremmo in serie A perché siamo troppo bravi, ma in realtà non ce ne frega un beneamato fico secco”.

In effetti come non capire gli imprenditori del posto. Chi vuole mettersi una palla al piede come una squadra di calcio di una città che ambisce a campionati di prestigio ma che è pronta a tirarti le pietre appena ci sono delle difficoltà?Pensiamo quindi a un ipotetico imprenditore di fronte alle feroci contestazioni che abbiamo visto negli ultimi tempi, potrebbe mai pensare di legare il proprio nome, o quello della propria azienda, ai colori rossoblu? Associare il proprio nome a un progetto che ha forti possibilità di fallire è da pazzi, quindi meglio starsene alla larga, magari far finta di un interessamento, per poi dileguarsi alla velocità della luce appena le cose cominciano a diventare serie. Ne abbiamo visti tanti affacciarsi alla porta e poi scappare appena si parlava di soldi, ma non c’è da biasimarli.

Pensiamo a V&V. Sono arrivati a Potenza perché avevano visto una squadra vincente (quella guidata da Giacomarro), uno stadio sempre pieno, un tifo caloroso e colorato, e si sono buttati a capofitto in quella che doveva essere una bella avventura in una grande piazza. Hanno salvato la società da un sicuro fallimento facendosi carico di tutti i debiti della precedente gestione. Quindi dovremmo soltanto ringraziarli, perché se oggi stiamo qui a parlare del Potenza, nel bene e nel male, lo dobbiamo a loro.

Eppure, già nel primo anno, con le sconfitte sono arrivate le contestazioni e lo svuotamento del Viviani. In alcune partite si arrivava appena a  500 spettatori. Risultato: i debiti sono aumentati lentamente e inesorabilmente, perché gli incassi erano scarsi e gli sponsor pochi.

A questo punto è bene chiedersi, possiamo pretendere una squadra da vertice se lo stadio rimane vuoto? Se gli incassi mensili non arrivano a 20.000 euro mentre i costi di gestione della squadra superano i 50.000, lo capisce chiunque che si è destinati a fallire.

Una squadra di calcio è formata dai presidenti, dalla dirigenza, dai tecnici, dai calciatori, dai magazzinieri, fino all’ultimo elemento che è quello più importante di tutti… i tifosi. Sono i tifosi a definire la forza di un club, sono i tifosi che permettono la sopravvivenza di una società di calcio, soprattutto in una quarta serie. 
Nella “D”non ci sono calciatori da comprare e vendere, non ci sono diritti televisivi, non ci sono sponsor milionari, esiste solo il binomio: squadra-tifosi.

Se il Viviani si riempisse di 5000 supporters ogni domenica allora si potrebbe costruire una squadra basandosi su quelle persone e su quelle entrate. Avere il Viviani pieno, significherebbe non solo incassi per 70-80mila euro mensili, ma anche di una maggiore forza contrattuale che la società potrebbe spendere per i calciatori, per gli sponsor e per i rapporti con l’ente pubblico. Comune e Regione avrebbero un interlocutore fatto da migliaia di persone, e anche il peso politico della società cambierebbe.

Un club di serie “D” ambizioso come il Potenza ha tanti nemici; un tempo si limitavano allo strascinato domenicale e alla visita parenti, ma oggi, col digitale, anche la tecnologia rema contro. Infatti, mentre nell’era analogica per vedere la partita si aveva solo un modo, andare allo stadio, oggi, nell’era digitale, dopo poche ore ti vedi comodamente il servizio su You Tube, e con i “social”, commenti e ti lamenti senza colpo ferire: ci stiamo trasformando tutti in Napalm51, il nuovo personaggio di Crozza, che non si muove mai davanti al computer e sta lì a criticare e basta.

L’iniziativa da prendere è quella di sollecitare i potentini a tornare allo stadio, di andarci con le famiglie, con gli amici, con i colleghi di lavoro, trasformare il Viviani (appena sarà riconsegnato) in un luogo di aggregazione e socializzazione, magari promuovendo biglietti familiari o per gruppi, rispolverare il vecchio motto: lavorare meno ma lavorare tutti e trasformalo in: pagare un po’ di meno ma pagare tutti. Attività di promozione che dovrebbe fare la società ma anche i tifosi: i "social" utilizziamoli anche per qualcosa di utile.

Insomma, se il Potenza appartiene ai tifosi allora non c’è bisogno di nessuno zio d’America che salvi la baracca, la baracca ce la possiamo salvare da soli, e se il Potenza perde non bisogna deprimersi, tirare sassi o scioperare, anzi, la domenica successiva lo stadio deve essere ancora più pieno per far capire, sia agli avversari che alla dirigenza (V&V o altra) qual è la vera forza di questi colori.

Si continua a dire che Potenza è una grande piazza ed è vero, però una piazza può essere grande quanto vogliamo, ma se rimane vuota vale meno di una piccola.

Murales

Comics

TerradiBasilicata TV

 
Terra di Basilicata - Dir. Resp. Antonio Savino - Aut. Trib. Potenza 357/08 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella pagina di policy & privacy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Policy & Privacy