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Senza cibo

Pubblicato: Giovedì, 28 Maggio 2015

di Antonio Savino
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Sono 800 milioni le persone senza cibo. La lotta alla fame è andata avanti, ma è stata ostacolata dalle condizioni economiche globali, i conflitti diffusi, gli eventi meteorologici estremi. Nonostante tutto però72 paesi hanno compiuto passi significativi in avanti contro la denutrizione. Questi dati emergono dal rapporto Sofi 2015 realizzato dalla Fao,la Food and Agricolture Organization.

I progressi verso la piena realizzazione degli obiettivi di sicurezza alimentare stabiliti per il 2015, si legge nel rapporto, sono stati ostacolati in questi anni da condizioni economiche globali difficili. Eventi meteorologici estremi, calamità naturali, instabilità politica e conflitti civili hanno anch'essi contribuito a ostacolare il progresso. 

Sono 24 i paesi africani che oggi stanno affrontando crisi alimentari,il doppio rispetto al 1990; circa una persona su cinque che soffre la fame vive in ambienti di crisi caratterizzati da una governance debole e da una estrema vulnerabilità alle malattie e alla morte. Il Sofi 2015 fa notare che, nel corso degli ultimi 30 anni, le crisi sono passate da eventi catastrofici, di breve durata, intensi e molto visibili, a situazioni protratte nel tempo causate da una combinazione di fattori, in particolare dal susseguirsi di catastrofi naturali e conflitti - con il cambiamento climatico, e le crisi finanziarie e dei prezzi spesso tra i fattori di aggravamento.

I tassi della denutrizione e della fame nei paesi che soffrono di crisi prolungate sono tre volte più alti che altrove. Nel 2012, circa 366 milioni di persone vivevano in situazioni di questo tipo, di questi 129 milioni erano denutriti, il 19% di tutte le persone che soffrono d'insicurezza alimentare nel mondo. 

Per di più va tenuto presente che, accanto a queste sfide, la popolazione mondiale è cresciuta dal 1990 a oggi di 1,9 miliardi, e questo rende la riduzione del numero di persone che soffrono la fame ancora più straordinaria, secondo il rapporto.

Un notevole abbassamento della fame è stato raggiunto in Asia orientale e progressi molto veloci vi sono stati in America Latina e nei Caraibi, nel sud-est asiatico e nell'Asia centrale, come pure in alcune parti del continente africano, dimostrando che una crescita economica inclusiva, investimenti agricoli e interventi di protezione sociale, insieme alla stabilità politica, rendono l'eliminazione della fame possibile.

Risultati positivi. Il numero delle persone che soffrono la fame nel mondo è sceso a 795 milioni (216 milioni in meno rispetto al biennio 1990-92, vale a dire circa una persona su nove). Inoltre 72 Paesi in via di sviluppo su 129 hanno raggiunto il primo degli Obiettivi del Millennio stabiliti dall'Onu nel 2000, dimezzare la fame entro il 2015 e 29 Paesi hanno raggiunto l'obiettivo più ambizioso posto dal Vertice Mondiale sull'Alimentazione del 1996 di dimezzare il numero totale delle persone denutrite entro il 2015. Lo rende noto il rapporto Sofi (Lo stato dell'insicurezza alimentare nel mondo) redatto da Fao, Ifad e Pam.

Nei paesi in via di sviluppo, la prevalenza della denutrizione - che misura la percentuale di persone che non sono in grado di consumare cibo sufficiente per una vita attiva e sana - è scesa al 12,9% della popolazione, un calo dal 23,3% di un quarto di secolo fa, afferma il Sofi 2015.

L'Africa sub-sahariana è la regione con la più alta prevalenza di denutrizione al mondo - 23,2% della popolazione - vale a dire quasi una persona su quattro. Tuttavia, i paesi africani che hanno investito di più per migliorare la produttività agricola e le infrastrutture di base sono riusciti a raggiungere l'obiettivo di sviluppo del millennio relativo alla fame, soprattutto in Africa occidentale.

La percentuale di persone che soffrono la fame in America Latina e nei Caraibi dal 1990 a oggi è scesa dal 14,7% al 5,5%, e anche la quota di bambini sottopeso (sotto i 5 anni di età) è fortemente diminuita. Un forte impegno per la riduzione della fame è stato tradotto in programmi sostanziali di protezione sociale che, insieme con una forte crescita economica, hanno guidato i progressi su scala continentale.

Tendenze diverse sono emerse in Asia. I paesi dell'Est e del Sud-Est asiatico hanno raggiunto una riduzione costante e rapida in entrambi gli indicatori della malnutrizione, sostenuta dagli investimenti nelle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie, e anche da prospettive economiche favorevoli. In Asia meridionale, la prevalenza della denutrizione è calata ma modestamente, passando dal 23,9% al 15,7%, ma molti più progressi sono stati fatti nella riduzione del problema dei bambini sotto peso.

In Nord Africa si è vicini a debellare le forme più gravi di insicurezza alimentare, con la prevalenza di denutrizione al di sotto del 5%, mentre la qualità degli alimenti alimentare è fonte di preoccupazione crescente per l'aumento di sovrappeso e obesità. 

In Asia occidentale, dove le condizioni igieniche sono generalmente avanzate e sono bassi i tassi di bambini sottopeso, l'incidenza della fame è aumentata a causa della guerra e dei conflitti civili in alcuni paesi, con le conseguenti grandi migrazioni di rifugiati.

Se è vero che non esiste una soluzione unica valida per tutti i casi su come migliorare la sicurezza alimentare, il rapporto Sofi evidenzia diversi fattori che hanno giocato un ruolo fondamentale nel raggiungimento dell'obiettivo della fame. Tra questi il miglioramento della produttività agricola, soprattutto da parte delle piccole famiglie contadine, ha portato a notevoli passi avanti nella riduzione di fame e povertà. Poi una crescita economica che deve essere inclusiva e l'espansione della protezione sociale.

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