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Fondazione “Basilicata ricerca biomedica”, come giustificare 116.000 euro di indennità

Pubblicato: Lunedì, 04 Maggio 2015

di Gianni Rosa, Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale

Secondo Pittella “la Fondazione perla Ricerca scientifica in ambito socio-sanitario è tra gli eventi positivi di inizio anno con estrema rilevanza perla Basilicata” e a distanza di cinque mesi dalla nomina della sua governance pare gli abbia finalmente trovato qualcosa dare fare.

Allora quale cosa migliore che inserire il gioiellino creato per la ricerca all’interno del progetto “Programmazione e monitoraggio delle vaccinazioni antinfluenzale e antipneumococcica”?

Con la delibera di Giunta dello scorso 24 aprile la Regione, nel tentativo di dare un significato al nuovo carrozzone creato, estende alla Fondazione il Protocollo sottoscritto il 23 settembre 2014 con la società Injenia srl. Un progetto già in essere per “creare un sistema informativo” ovvero l’informatizzazione delle anagrafi vaccinali. Un’attività secondaria e riempitiva, a differenza degli intenti iniziali sbandierati con la mission della Fondazione che dovrebbe occuparsi di promozione, il coordinamento e la realizzazione di programmi di ricerca. Ci chiediamo cosa c’entra la Fondazione creata per la ricerca con la raccolta dati?

Certo, l’analisi dei dati è propedeutica alla ricerca, ma sicuramente la Fondazione avrebbe potuto avervi accesso tramite il Dipartimento Politiche della Persona impegnato in prima fila in questo progetto. Quindi, un atto sovrabbondante che tenta di riempire di contenuti un contenitore vuoto e, probabilmente, inutile.

Pittella, dopo il servizio della trasmissione Agorà che dipinge una Sanità lucana sprecona e politicizzata, deve aver pensato che era ora di giustificare, con qualche attività, i circa 116.000 euro (gettoni di presenza a parte) delle indennità spettanti agli organi della Fondazione cui è stato data una remunerata poltrona a amici della rivoluzione. Solo che la pezza è peggiore del buco.

Intanto la Sanità lucana arretra sulla qualità dell’assistenza e sui livelli essenziali della stessa, dal settimo posto del 2012 siamo passati al 12 in Italia. Aumenta l’emigrazione sanitaria e il merito è scalzato dalla raccomandazione. Questa sì che è una rivoluzione. In peggio.

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