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Bambini prigionieri

Pubblicato: Giovedì, 09 Aprile 2015

di Antonio Savino
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Secondo Save the children, a Yarmuk ci sono ancora almeno 3.500 minori e l’Unicef denuncia che rischia di ripetersi “una nuova Srebrenica”. Il 1 aprile il campo profughi di Yarmuk, alle porte di Damasco, è stato invaso dagli uomini del gruppo Stato islamico che, con l’appoggio dei qaedisti del Fronte al nusra, ne controllano ormai il 90 per cento. A loro si contrappongono principalmente i militanti palestinesi del gruppo Aknaf Bait al Maqdis e i ribelli dell’Esercito siriano libero.

L’aviazione militare di Damasco avrebbe bombardato il campo per fermare l’avanzata dei jihadisti. Yarmuk, nato nel 1957 per ospitare i palestinesi profughi dalla Cisgiordania, è arrivato ad accogliere 150mila persone. Ora ne sono rimaste 18mila, intrappolate nei combattimenti. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha chiesto l’accesso all’interno dell’area per poter consegnare aiuti umanitari e garantire la protezione dei civili. Secondo Save the children, a Yarmuk ci sono ancora almeno 3.500 minori e l’Unicef denuncia che rischia di ripetersi “una nuova Srebrenica”.

Una delegazione palestinese sta cercando di mediare con Damasco l’invio di soccorsi agli abitanti del campo, ma prima è necessario fermare i bombardamenti. Primi aiuti dalla Farnesina “Oggi la Farnesina ha deciso di stanziare 1,5 milioni di euro destinato ai 3.000 bambini del campo profughi di Yarmouk attraverso l'Unicef e l'Unwra”, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi, a cui andranno rispettivamente 500 mila e 1 un milione di euro. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, dopo un vertice trilaterale con i ministri di Egitto e Algeria. Grazie al contributo italiano, Unicef potrà garantire protezione, assistenza psicologica e sostegno umanitario ai bambini palestinesi del campo - circa 3.500 – e alle famiglie in fuga da Yarmuk (al momento, 2.000 persone), che ora versano in condizioni materiali e di sicurezza estremamente precarie alla periferia di Damasco.

Il finanziamento all'Unrwa consentirà all'Agenzia di finanziare le operazioni di distribuzione di cibo, di acqua potabile e l'offerta di servizi di assistenza sanitaria a favore della popolazione del campo - complessivamente 18.000 persone – non appena sarà possibile l'accesso umanitario. I due progetti si inseriscono nell'ambito del più ampio pacchetto di interventi umanitari per la crisi siriana annunciato dall'Italia in occasione della Conferenza dei donatori del 31 marzo a Kuwait City, e portano a oltre 66 milioni l'impegno finanziario complessivo dell'Italia per attività umanitarie a favore della popolazione in Siria e dei rifugiati nei Paesi limitrofi dall'inizio del conflitto.

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